07 agosto 2009

ANURAG KASHYAP: INTERVISTA ESCLUSIVA

(English text at the bottom)

Anurag Kashyap, membro della giuria alla Mostra del Cinema di Venezia 2009, apprezzatissimo regista, sceneggiatore e produttore, ha cortesemente rilasciato una lunga intervista al nostro blog. 

Parte prima: Anurag Kashyap e il suo cinema.

1 - Lei ha collaborato alla sceneggiatura di Satya, un capolavoro della cinematografia hindi. Quali emozioni prova oggi nei riguardi di quel film?
Kashyap: Penso tuttora che sia stato il miglior prodotto che abbiamo realizzato (non è una pellicola solo mia). Dico sempre che Satya è stato una scuola di cinema per me.

2 - Lei ha diretto Black Friday e prodotto Aamir. Entrambi trattano di terrorismo. Pensa che il cinema possa scuotere l'opinione pubblica - soprattutto in India - e indurla a riflettere su questo argomento?
Kashyap: Non so se possa rendere le persone consapevoli oppure no. Influisce su alcuni spettatori. Mi auguro possa scuotere le coscienze; tristemente nulla lo fa. La gente è egoista, nel senso che tutti cercano di sopravvivere e considerano queste cose come se non potessero accadere a loro. Talvolta il compito del cinema, quando è attento ai problemi politici e sociali, è solo quello di reggere lo specchio e mostrarci ciò che avviene intorno a noi. Non può fare di più. Con l'eccezione di Black Friday e di Aamir, tutti i film che ho girato sono in larga parte personali.

3 - No smoking è fra le più sperimentali pellicole hindi mai realizzate. In alcuni aspetti ricorda il gusto per il grottesco di Fellini. Qual è l'importanza di No smoking per un regista non convenzionale come lei?
Kashyap: Mi è piaciuto moltissimo girare No smoking. Nel 2007 è stato presentato in prima mondiale al Festival di Roma. Era il più personale dei miei film, ed è quello che amo di più. Era la mia storia nel senso che riguardava la mia battaglia contro le autorità, la moralità e la censura. Gli indiani non lo hanno compreso, e questo mi ha deluso. Dopo qualche tempo, No smoking ha trovato una collocazione nelle scuole di cinema e ha incontrato il favore dei cinefili, ma la scena mainstream non lo ha ancora accettato. È stato bello dirigerlo, anche se, sfortunatamente, il suo insuccesso al botteghino impedì ad altri registi di realizzare i loro progetti e ridusse al silenzio le voci più originali.

4 - Perché ha scelto John Abraham per il ruolo principale? È vero che lei aveva contattato la superstar Shah Rukh Khan, prima di proporre la parte ad Abraham?
Kashyap: John è stato l'unico ad aver capito No smoking e l'unico a volerlo interpretare. SRK mostrò interesse, ma non era sicuro che il progetto valesse la pena.

5 - La colonna sonora di No smoking è di certo una delle migliori prodotte negli ultimi anni. Com'è stata l'esperienza di lavorare col compositore Vishal Bhardwaj? Il fatto che Bhardwaj sia anche regista ha facilitato la vostra collaborazione?
Kashyap: Vishal non è stato solo il compositore ma anche uno dei produttori. Ha reso possibile la realizzazione di No smoking. Vishal ha composto inoltre le colonne sonore di Satya e di Paanch, la prima pellicola che ho diretto. Il mio rapporto con lui è sempre stato quello del maestro e dell'irritante discepolo - ed io sono il discepolo. Io cerco di pressarlo, e Vishal  finge di irritarsi, ma lui ama essere messo sotto pressione. Vishal ha dimostrato di avere fiducia in me, più di molti altri. È davvero soddisfacente lavorare con lui perché, per i miei film, estrae sempre nuove sonorità dalla sua musica.

6 - Dev. D è affascinante, sostenuto da una sceneggiatura straordinariamente fresca. Sappiamo che l'idea è stata lanciata da Abhay Deol, ma cosa l'ha motivata a svilupparla in un lungometraggio?
Kashyap: Mi ha ispirato il fatto di essermi identificato col soggetto. Scrissi la sceneggiatura nel periodo in cui mi stavo separando, e divorziando. Ero depresso, bevevo, soffrivo di abuso di sostanze, e, durante le riprese, mi innamorai di Kalki, l'attrice che interpretava Chanda. Tutte le mie diverse, contraddittorie emozioni confluirono in Dev. D.

7 - Il lavoro più grosso è stato compiuto nella definizione dei personaggi. Non ha temuto di aver osato troppo?
Kashyap: È successo tutto in modo naturale. Non sapevo che avrei dovuto temere qualcosa. Forse per ingenuità, o per innocenza. Ho solo fatto ciò che sentivo. Mi è semplicemente venuto così.

8 - Molti di noi non hanno ancora visto Gulaal. Potrebbe per favore presentarci la pellicola?
Kashyap: Ho scritto Gulaal nel 2001, nel mio periodo più arrabbiato, quando tutti i miei film venivano rifiutati e Water bloccato. Avevo problemi enormi per il modo in cui il nostro governo gestiva la libertà di espressione, e per la situazione politica del Paese. Lasciai Bombay per il Rajasthan. Nel lettore portatile avevo un solo cd, la colonna sonora di Pyaasa, e continuavo ad ascoltarlo. Da ciò emerse Gulaal: una rappresentazione di ciò che l'India è diventata in confronto a come un'India libera fu immaginata dai poeti prima dell'indipendenza. (Temo che la mia traduzione sia imprecisa. Il testo originale: 'It is a take on what India has come to vis a vis how a free India was imagined by the poets, of the pre-independence').   

Parte seconda: Anurag Kashyap e l'Italia.

1 - Lei ha spesso dichiarato di amare il cinema italiano. Potrebbe dirci quali aspetti della nostra cinematografia l'hanno emozionata di più?
Kashyap: De Sica. Vittorio De Sica ha fatto di me un regista. Fu una retrospettiva delle sue pellicole, nel 1993, ad ispirarmi. Avevo vent'anni, e prima di compierne 23 avevo scritto la mia prima sceneggiatura, Satya. Allora ciò che maggiormente mi colpì fu il realismo. E il fatto che trovai gli italiani così simili a noi nel modo in cui gestivano la famiglia e la vita in generale. Più tardi scoprii Fellini e fu pura estasi. Il suo cinema mi mostrò che non esistevano confini o freni all'immaginazione e alla creazione artistica. Non importa se ciò che esprimo è imbarazzante, infantile, non intelligente o incoerente, fintanto che è la mia voce. Poi piano piano scoprii Antonioni, Rossellini, Rosi e molti altri. La scoperta continua con Il divo, Gomorra, La meglio gioventù, eccetera.

2 - Cosa pensa del cinema italiano contemporaneo?
Kashyap: Mi piace Sorrentino e mi piacciono i suoi film. Fra i nuovi registi italiani, è il migliore e la voce più potente. Mi è piaciuto molto anche Romanzo criminale di Michele Placido. L'ho visto al Tribeca. Sua figlia ha interpretato la pellicola (Barah Aana - nota di Cinema Hindi) scritta dal regista di Aamir. La meglio gioventù, Il passato è una terra straniera, Mio fratello è figlio unico, Giorni e nuvole, per citare alcuni dei film più recenti che ho molto apprezzato. Mi piacciono persino i gialli degli anni sessanta e settanta.

3 - Secondo lei cosa accomuna il cinema italiano e quello hindi?
Kashyap: I legami familiari e il modo in cui le figure femminili vengono rappresentate sullo schermo.

4 - No smoking è stato presentato in prima mondiale al Festival di Roma due anni fa. Le recensioni critiche furono tutte positive. Cosa ricorda di quell'esperienza?
Kashyap: Ho amato ogni momento. I miei ricordi di Roma per la proiezione sono gli unici bei ricordi riguardo a No smoking. Ero con mia figlia, e mi sono divertito moltissimo. Fu una settimana memorabile, e non dimenticherò mai la grande accoglienza del pubblico.

5 - Lei sarà membro della giuria alla Mostra del Cinema di Venezia 2009. Dev. D e Gulaal saranno presentati fuori concorso. Cosa prova alla prospettiva di partecipare così attivamente al festival?
Kashyap: Sono eccitato come un bambino, e talvolta cerco di frenare il mio entusiasmo. Il timore più grande è che tutti scoprano che in fondo sono un bambino, più un appassionato di cinema che un regista. Dev. D è un omaggio indiretto a Fatih Akin, la cui pellicola sarà proiettata al festival (ed io la vedrò prima di chiunque altro al mondo). Jacques Rivette, Tornatore. Così tanti registi, che in varie fasi della mia vita mi hanno ispirato, saranno a Venezia con i loro nuovi lavori. Io sarò come un bambino in un negozio di dolciumi. Sono felice e orgoglioso.

6 - Secondo lei perché il pubblico italiano dovrebbe guardare i film hindi? Qualche suggerimento?
Kashyap: Gli italiani dovrebbero guardare i film indiani perché si identificheranno in essi. Dovrebbero scoprire Bimal Roy e Guru Dutt.

7 - Ritiene che sia possibile sviluppare una seria collaborazione fra l'industria cinematografica indiana e quella italiana? 
Kashyap: Certo, e credo stia accadendo. Sonali Kulkarni ha interpretato film italiani (Fuoco su di me, diretto da Lamberto Lambertini - nota di Cinema Hindi). Un regista italiano sta girando una pellicola in India basata su un racconto indiano. Il nostro grande maestro Mani Kaul sta progettando un film su Rossellini. Dovrebbero esserci - e ci saranno - più collaborazioni.

Parte terza: Anurag Kashyap e il cinema indiano.

1 - Il cinema hindi sta attraversando una fase di profondo rinnovamento. Pur conservando alcuni aspetti tradizionali, trae ispirazione dal cinema occidentale ma soprattutto sperimenta nuove strade. Secondo lei:

a) questo processo di rinnovamento quando è iniziato?
Kashyap: È partito all'incirca con Bandit Queen. All'inizio fu un processo lento, ma negli ultimi tre anni si è trasformato in un movimento che conta molti nuovi registi estranei alle famiglie storiche dell'industria cinematografica hindi.

b) in quale direzione si sta avviando?
Kashyap: Dipende da quanto coraggio mostreremo nel correre i rischi che vanno assunti. Sembra che il processo si stia indirizzando verso un'era di reinvenzione e di introspezione, e stanno emergendo molte voci inedite. Ma difettiamo ancora nelle fasi di produzione e distribuzione a sostegno di questo nuovo cinema indiano.

c) quali tradizioni verranno abbandonate e quali nuovi aspetti saranno acquisiti?
Kashyap: Mi auguro che supereremo il divismo. Nel nuovo cinema indiano vedrete più elementi che riguardano il nostro Paese e la nostra politica, le nostre lotte quotidiane e il nostro modo di vivere. Spero che anche il cinema di evasione acquisirà rilevanza. Di sicuro non abbandoneremo la tradizione delle canzoni e delle danze, ma tutto il resto diventerà più significativo. Sta già iniziando ad essere più realistico. E mi auguro di realizzare i progetti che ho in mente.

d) quali sono i registi (a parte lei) coinvolti in questo rinnovamento?
Kashyap: Ci sono Vishal Bhardwaj, Aamir Khan, Rajkumar Hirani, Rakeysh Omprakash Mehra, Dibakar Banerjee, Nishikant Kamat, Navdeep Singh, Shimit Amin, Shriram Raghavan e molti altri.

e) dobbiamo aspettarci un'invasione del cinema in lingua hindi? Una nuova era in cui il cinema indiano dominerà il mondo rimpiazzando Hollywood?
Kashyap: Sì, l'ho sempre creduto. Il resto del mondo ha esaurito i soggetti e le storie da raccontare, mentre noi stiamo ancora esplorando.

2 - Potrebbe raccontarci qualcosa della sua collaborazione col grande regista Ram Gopal Varma?
Kashyap: Ho scritto tre film per lui: Satya, Kaun e Shool. Varma ha ispirato la nostra intera nuova generazione di registi. Ho imparato ciò che dovevo imparare lavorando alla sceneggiatura di Satya.

3 - Lei ha scritturato due attori di grande talento: Kay Kay Menon e Abhay Deol. Cosa può raccontarci di loro?
Kashyap: Sono le due star con cui ho lavorato. Mentre Kay Kay sceglie i ruoli più stimolanti, Abhay sceglie le pellicole più stimolanti. Ci sono molti altri grandi attori - non star - con cui ho regolarmente collaborato, come Aditya Srivastava, Vijay Maurya, Deepak Dobriyal, Mahi Gill (che vedrete sia in Dev D che in Gulaal) e Kalki Koechlin.

4 - Delhi-6, diretto da Rakeysh Omprakash Mehra, sarà il terzo lungometraggio hindi presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema. Cosa pensa del lavoro di Mehra? Alcuni hanno riscontrato delle similarità fra Aks e No smoking. Lei ha forse tratto ispirazione da Aks?
Kashyap: Non direi che Aks mi abbia influenzato, perchè in principio fui persino coinvolto in quel progetto. Comunque ho una grandissima opinione di Mehra, sia come regista che come persona, sia da un punto di vista sociale che intellettuale. Ho un'altissima considerazione dei suoi film, soprattutto di Delhi-6 che è il mio preferito.

5 - Aamir Khan è considerato una superstar hindi non convenzionale. Le piacerebbe lavorare con lui? E se sì, perché?
Kashyap: Ci tengo a lavorare con lui, e spero di riuscirci in Bombay velvet. Aamir è un uomo coraggioso che ha davvero cambiato la maniera in cui il pubblico indiano guarda al nostro cinema, e lo ha fatto semplicemente interpretando e sostenendo fino in fondo le sue pellicole.

6 - Guarda spesso film indiani non in lingua hindi? Se sì, potrebbe consigliarci dei titoli?
Kashyap: Sì, lo faccio quando ne vengo a conoscenza. Recentemente ho visto Subramaniapuram, un'ottima pellicola tamil, e molti film del nuovo cinema in lingua marathi, cinema che sta vivendo un periodo di grande rinascita.

7 - Ritiene che il cinema indiano non in lingua hindi possa provocare lo stesso impatto sul pubblico occidentale del cinema hindi?
Kashyap: Sì, se ottiene la stessa visibilità. A volte penso che il cinema non hindi abbia maggior potenzialità e maggior coraggio di quello hindi.

Ringrazio infinitamente Anurag Kashyap per la disponibilità ed affabilità. 
(Grazie ad Aline per l'idea e per la traduzione in inglese delle mie domande. Aline ha pubblicato l'intervista anche nel suo blog. Grazie a Diana).

Vedi anche:
- fotografie della Mostra del Cinema di Venezia 2009: clicca l'argomento FEST 2009 nella sezione Photo Gallery

25 luglio 2009

SANJAY LEELA BHANSALI

Ho pensato a lungo a come presentare questo straordinario regista, ai suoi meriti oggettivi, ai motivi che ne fanno un grande del cinema indiano.
Sanjay Leela Bhansali è nato il 24 febbraio 1965 a Mumbai. A 44 anni ha diretto 5 film, che hanno collezionato una valanga di premi: due prestigiosi National Film Awards, otto Filmfare Awards, sei Zee Cine Awards, sei Star Screen Awards, cinque IIFA Awards, quattro Bollywood Cine Awards e uno Stardust Award.
Le ragioni del suo successo non mancano.
Bhansali ha iniziato la sua carriera come assistente di Vidhu Vinod Chopra (Parinda, Mission Kashmir) ma presto si è reso indipendente dirigendo il suo primo film, Khamoshi: The Musical. Questo esordio non è un successo di pubblico ma ottiene il plauso della critica e, in esso, si intuiscono le potenzialità di Bhansali. Potenzialità che si esprimeranno pienamente nei suoi lavori successivi e che ne faranno il regista che è oggi. Bhansali si distingue, nel panorama del cinema indiano, anzi mondiale, per la raffinatezza delle sue immagini, la cura dei dettagli, la grandiosità e la ricchezza dei colori. Non c’è niente di casuale nelle sue inquadrature, ogni cono di luce, ogni passo di danza sono studiati perché un gesto diventi Arte. Bhansali mostra una fiducia totale nella forza della bellezza e confeziona pellicole la cui potenza visiva è universalmente riconosciuta. L’impatto estetico dei suoi film è impossibile da ignorare. Sanjay Leela Bhansali possiede sia i mezzi, le capacità tecniche, che l’idea, il genio. E’ un perfezionista ed un esteta, ma non solo. E’ un uomo che crede profondamente nel Cinema, la settima arte, e ad esso affida il suo messaggio.
Ci sono tante ragioni oggettive per apprezzare Sanjay Leela Bhansali, almeno quanti sono i meriti dei suoi film, ma nei suoi lavori c’è qualcosa che va al di là della maestria tecnica. Qualcosa di più difficile da spiegare perché ha una base irrazionale. Davanti alle sue opere si rimane ammaliati, sedotti, indifesi, commossi, conquistati per sempre da una bellezza che colma gli occhi e si insinua sotto la pelle ed ancora più profondamente.
Tutta quella bellezza, la perfezione di un padre sordo che danza con sua figlia, di una ragazza che corre verso un cancello che sta per essere chiuso, di un signore anziano accanto ad una giovane donna sotto una nevicata improvvisa, di due innamorati su un ponte sull’acqua, tutta quella bellezza è una promessa.

FILMOGRAFIA:

KHAMOSHI: THE MUSICAL


Del 1996, è la storia di una ragazza, Annie, interpretata da Manisha Koirala (Dil Se), i cui genitori sono entrambi sordomuti. Annie è costretta, a causa della menomazione del padre e della madre, ad assumersi le responsabilità di un’adulta rinunciando, inizialmente, a parte della propria infanzia e poi alla propria indipendenza, fino all’incontro con Raj (Salman Khan). Raj si innamorerà di lei cambiandole la vita. I genitori di Annie sono interpretati dalla brava Seema Biswas (Bhoot, Water) e dal grandissimo, da non perdere, Nana Patekar (Parinda, Shakti-The Power).
I soliti detrattori hanno insinuato che il regista si sia ispirato (abbia copiato) ad una pellicola tedesca, Jenseits der Stille (Al di là del silenzio), che è stata candidata agli Oscar nella sezione Miglior Film in Lingua Straniera e che tratta effettivamente del medesimo tema, ma che è stata distribuita anch’essa nel 1996.
Il mio giudizio: *** 3/5

HUM DIL DE CHUKE SANAM

Del 1999, è tratto dal romanzo Na Hanyate di Maitrevi Devi, pubblicato anche in Italia da Edizioni Biografiche con il titolo: Na hanyate. Ciò che non muore mai.
E’ ambientato nel Gujarat, nella regione del Thar Desert, un’area desertica che si estende a nord-ovest dell’India. Narra la storia d’amore tra un promettente studente di musica, Sameer (Salman Khan), e la figlia del suo maestro, Nandini (Aishwarya Rai). Amore contrastato dai genitori di Nandini che hanno già scelto per lei, come marito, Vanraj (Ajay Devgan). Il film, apprezzato da critica e pubblico, anche overseas, si è aggiudicato diversi premi. A parte il primo tempo, in cui si riconosce la mano di Bhansali, con un inizio omaggio alla splendida Aishwarya nella canzone Man Mohini, e con la notevole colonna sonora, che è valsa a Ismail Darbar il premio Best Music Direction ai National Film Awards del 2000, il film decisamente non è all’altezza di altri lavori. Noioso, antiquato nel tema e retorico nello sviluppo, persino poco curato soprattutto nel secondo tempo (difficile credere che la storia si svolga in Italia quando le riprese sono avvenute a Budapest), Hum Dil De Chuke Sanam sembra quasi un incidente di percorso.
Da vedere, in ogni caso, il numero di danza Nimbooda: chiunque, grandi e piccini, a Mumbai e non solo, saprà intonarvi ed accennare qualche passo di questa famosissima canzone.
Il mio giudizio: ** 2/5

DEVDAS

Devdas è un classico della letteratura indiana. Scritto nel 1901 da Sharat Chandra Chattopadhyay, narra le vicende di Devdas, figlio di una ricca famiglia di bramini, e di Paro, di casta più modesta: vicini di casa, amici d’infanzia, teneri ed appassionati innamorati. Devdas ha subito molti adattamenti cinematografici, tra cui uno, apprezzatissimo, del 1955, interpretato da Dilip Kumar. Quando uscì la versione di Sanjay Leela Bhansali si trattò del film più costoso, fino a quel momento, della storia del cinema indiano. Presentato al Festival del Cinema di Cannes nel 2002, oltre ad aver vinto numerosissimi premi, ha rappresentato l’India agli Oscar losangelini, ed ha ottenuto un grande successo di pubblico. Dipinto nei toni caldi del rosso, Devdas di Bhansali è un capolavoro. Eccezionale nella realizzazione, ogni fotogramma di questo film clamoroso è un’opera d’arte. Appassionato, malinconico, sensibile, straziante, la bellezza di questo Devdas lascia senza parole ed è impossibile da descrivere. Lo sviluppo della storia è perfetto, le interpretazioni dei tre protagonisti Shahrukh Khan, Aishwarya Rai e Madhuri Dixit sono magistrali.
Shahrukh Khan è Devdas, Aishwarya Rai è Paro, Madhuri Dixit è Chandramukhi: nessuno potrà più immaginare i volti di questi tre personaggi diversi da quelli dei tre magnifici attori che li hanno impersonati per Bhansali.
Notevole la colonna sonora: da Bairi Piya a Maar Dala e Dola Re Dola, per citare solo alcune delle celeberrime canzoni in cui la bravura di Aishwarya Rai e Madhuri Dixit è esaltata a livelli altissimi.
DA VEDERE e rivedere, rivedere, rivedere e rivedere.
Il mio giudizio: ***** 5/5

BLACK

Del 2005, Black è ispirato a The Miracle Worker (Anna dei Miracoli), un film del 1962 di Arthur Penn, adattamento cinematografico dell’autobiografia del 1903 di Hellen Keller, The Story of my life. In The Miracle Worker si racconta di una bambina sordomuta e cieca dalla nascita, chiusa in un isolamento obbligato, che ritorna alla vita grazie all’intervento di un'insegnante, illuminata e caparbia, che trova la chiave d’accesso al mondo della piccola. Bhansali riprende la stessa storia ma da un punto di vista diverso: Michelle McNally, Rani Mukerji (Hum Tum, Laaga Chunari Mein Daag) in un’indimenticabile prova d'attrice, è adulta e il suo ex insegnante, un uomo, Debraj Sahai, interpretato da Amitabh Bachchan (tutti in piedi, per favore), è invecchiato e soffre di Alzheimer. La loro relazione è raccontata in un alternarsi di scene al presente e flashback.
Black, oltre agli altri numerosi premi, ha vinto il Best Feature Film in Hindi Award alla cinquantatreesima edizione dei National Film Awards, e si è aggiudicato undici Filmfare Awards battendo il record precedente di dieci, ottenuto da Devdas e da Dilwale Dulhania Le Jayenge. Il Time Magazine ha inserito Black nella lista dei 10 migliori film del 2005.
Black, il cui colore è ovviamente l'assenza di luce, il nero e il grigio, è un'altra pellicola eccezionale, piena di piccole scene che sono delle perle, pura poesia in immagine. Tutto il cast, tecnico ed artistico, è da applausi. Ayesha Kapur, la piccola Michelle, è impressionante, Dhritiman Chaterji, Shernaz Patel e Nandana Sen, i genitori e la sorella di Michelle, sono bravissimi. Amitabh Bachchan immenso.
DA VEDERE e rivedere, rivedere, rivedere e rivedere.
Il mio giudizio: ***** 5/5

SAAWARIYA

Del 2007, Saawariya è il più controverso dei film di Bhansali e quello che ha avuto meno successo. E' considerato praticamente un flop, noioso, artificioso e poco coinvolgente. Si sono salvati dalle critiche solo i due protagonisti al loro esordio: Ranbir Kapoor, figlio di Rishi Kapoor e Neetu Singh (scusate se è poco) e la splendida Sonam Kapoor, figlia di Anil Kapoor (tanto per non essere da meno).
Saawariya è ispirato a Le Notti Bianche di Fedor Dostoevskij ed è per me il film più maturo del grande regista. La storia prende vita di notte, nei vicoli di una città sull'acqua. Le scenografie si tingono di blu. Le pagine del libro diventano immagini. Sanjay Leela Bhansali sa rappresentare uno stato d'animo, la fuggevolezza di un pensiero, gesti che di giorno sono inconsistenti ma di notte diventano ossessione. Restituisce Dostoevskij come nessuno avrebbe mai potuto immaginare, dando forma ad una riflessione, catturando sulla pellicola un'idea.
Ottime le partecipazioni di Rani Mukerji e Salman Khan. Una menzione speciale per l'irresistibile Zohra Segal (Neecha Nagar, The Courtesans of Bombay). Belle le musiche la cui direzione è affidata a Mothy Sharma e allo stesso Sanjay Leela Bhansali. Coprodotto dalla Sony Picture Entertainment, il dvd di Saawariya è disponibile anche in Italia, in lingua originale con i sottotitoli in italiano.
DA VEDERE.
il mio giudizio: ***** 5/5

Nel 2010 Guzaarish è un passo falso per Bhansali
Ecco la mia recensione qui.

Nel 2013 esce Goliyon Ki Raasleela Ram-Leela, rivisitazione del Maestro di Romeo e Giulietta, interpretato da Ranveer Singh e Deepika Padukone, che non convince fino in fondo.

Nel 2015 esce Bajirao Mastani, meraviglioso film con Deepika Padukone, Priyanka Chopra e Ranveer Singh, che narra le vicende di Bajirao I,  in cui Sanjay Leela Bhansali torna allo splendore delle sue migliori pellicole.

CURIOSITA'

- Sanjay Leela Bhansali ha dedicato tutti i suoi film al padre deceduto.

- Nel 2008, al Festival del Cinema dei Due Mondi di Spoleto è stata presentata una retrospettiva dedicata al grande regista. Sanjay Leela Bhansali è intervenuto all'evento. (Qui l'area del sito del Festival dedicata a Bhansali).

- L'ultimo film  di Sanjay Leela Bhansali è Guzaarish, con Hrithik Roshan e Aishwarya Rai.

Il sito ufficiale di Sanjay Leela Bhansali

23 aprile 2009

YASH CHOPRA




Produttore e regista divenuto ormai un’istituzione, fondatore della Yash Raj, la prima casa di produzione in India, organizzatore e supervisore che può vantare una carriera di oltre 50 anni. Un biglietto da visita che ha in sé dell’incredibile. Se aggiungiamo che ha assistito ad ogni passo suo figlio Aditya nella realizzazione del più grande blockbuster della storia del cinema, Dilwale Dulhania Le Jayenge, le cose si complicano ancora di più.
 
Al di là di ogni merito o critica, Yash Chopra è principalmente un grande personaggio. Nel corso di una carriera stabile e longeva ha introdotto nuovi canoni mettendo in comunicazione l’India con l’occidente e riuscendo a fondere il tradizionalismo più retorico con il sogno, la dinamicità e l’immaginazione. Da subito risulta ben chiaro che a Yash non piacciono le mezze misure: tutto viene portato agli estremi. Il suo modo di fare cinema può piacere o meno ma non si può non riconoscere che i suoi prodotti   siano dei sempreverdi, o, come vuole il motto della casa di produzione, Films Forever. 
 
Dopo essere stato per alcuni anni aiuto-regista a fianco del fratello Baldev Raj, Yash inizia la sua carriera girando il primo film,  Dhool Ka Phool, nel 1959.    Qualche anno dopo vede materializzarsi il sogno di una sua casa di produzione, inaugurata con l’uscita di Daag, con Sharmila Tagore, Rakhee Gulzar e Rajesh Khanna, seguito poi nel 1975 dal famosissimo film d’azione Deewaar, interpretato da un indimenticabile Amitabh Bachachan.   La Yash Raj, incentrata sulla sua personalità tuttofare e potenziata da altri giovani talenti, inizia ad imporsi in maniera definitiva  grazie ad alcuni grandi successi commerciali, e diventa rapidamente l’azienda di punta nel panorama di Mumbai.
 

MULTI-STARRER MOVIES
 
Da subito Yash Chopra dimostra di non sapersi accontentare nemmeno nella scelta del cast    (perché selezionare un solo protagonista quando se ne possono avere per lo meno quattro?), ed ecco che con lui nascono i cosiddetti multi-starrer movies, cioè film in cui anche cinque-sei attori famosissimi vengono scritturati per lo stesso titolo in ruoli diversi ma, spesso, ugualmente importanti. Il primo della lista è stato Waqt, girato nel 1965, ma uno dei più celebri è forse il triste Kabhi Kabhie, dramma familiare che coinvolge due generazioni e scomoda una quantità notevole di attori d’eccellenza: Amitabh Bachchan, Rakhee Gulzar, Shashi Kapoor, Neetu Singh e Rishi Kapoor.


PAESAGGI DA SOGNO E DIE HARD ROMANCE

Nei film di Yash c’è sempre di tutto: brani musicali curati, sentimenti estremi, trame che si intrecciano e si strecciano continuamente, dramma, melodramma, giochi di citazioni, sogni, bellezza e romance.
La natura assume un ruolo importantissimo nella rappresentazione dei brani musicali, dalle cime innevate della Svizzera in Daar e Chandni, ai campi di tulipani di    Silsila, dagli incantati   tramonti rajastani di Lamhe, ai prati in fiore di Veer Zaara. Saree trasparenti accarezzati dal vento, languidi sguardi e indimenticabili abbracci: la celebrazione del romanticismo più puro è un principio intoccabile. 
Quando per motivi politici in Kashmir divenne difficile poter effettuare le riprese, Yash Chopra pensò di trasferirsi in Svizzera con tutto il suo team: il paesaggio alpino ricordava l’Himalaya, e i prati in fiore, le baite e i ruscelli creavano una cornice ideale per sequenze oniriche e love songs. Il sogno ad occhi aperti di Rishi Kapoor in Chandni, in cui immagina Sridevi ballare a piedi nudi sull'erba, ha scatenato un vero fenomeno di costume: da quel momento in poi tornare e ri-tornare in Svizzera fu inevitabile. Chi non conosce il cinema indiano difficilmente potrà capire come una sequenza di pochi minuti riesca ad imporsi in maniera indelebile nel cuore della gente; per valutare l’entità del fenomeno basti pensare che il lago inquadrato nelle scene oggi è stato ribattezzato Yash Chopra Lake, ed è diventato un'importante meta turistica per famiglie indiane in viaggio in Europa. Quando nel 2007, durante la presentazione dei Filmfare Awards, ben sedici anni dopo l'uscita del film, Sridevi tornò ad indossare l’abito bianco luccicante di Chandni, quasi nessuno la notte riuscì a chiudere occhio, e il mattino seguente i giornali non parlarono d’altro. 
Ma in realtà la Svizzera era stata già notata da qualcun altro prima di Chopra. Raj Kapoor l’aveva scelta insieme alla Francia e all’Italia (sì, ci siamo anche noi...) per girare le riprese del suo ambizioso film Sangam nel 1964. Anticipatore fino ai limiti della preveggenza e sempre pronto a sperimentare, Kapoor è stato   per tutti fonte d’ispirazione. Impossibile non ritrovare un pizzico di Raj Kapoor anche nelle visioni celestiali contenute nei classici di Yash.
 
Per il suo contributo allo sviluppo del turismo indiano nell’overland bernese, Yash Chopra ha addirittura ricevuto la cittadinanza onoraria; immortalata in scene di sublime bellezza, la Svizzera rappresenta il paradiso ideale e la natura perfetta, un’oasi di silenzio e colore che tutti gli indiani sognano, almeno una volta nella vita, di visitare.

COME CREARE PERSONAGGI MEMORABILI

Con Deewaar e Kaala Patthar Yash Chopra regala ad Amitabh Bachchan due film che definiranno per sempre uno dei suoi personaggi più famosi: Vijay, l’uomo inquieto e coraggioso, più tardi riconosciuto e celebrato con il titolo di “angry young man”. La superba presenza di Bachchan ha sicuramente garantito ai due titoli una riuscita impeccabile, ma il merito di Yash è stato saper individuare ciò che serve all’attore per dare libero sfogo al proprio talento, esplorando a fondo le sue potenzialità, sorprendendo il pubblico e... perché no? scatenando una nuova moda. 
Il regista ha saputo riconoscere in anticipo i talenti destinati a diventare future star,  valorizzando al massimo le doti artistiche ed estetiche dei suoi attori. Sridevi è divenuta grazie a Chandni e a Lamhe un autentico sex symbol, e Shahrukh Khan ha ottenuto molti dei suoi più grandi successi lavorando per la Yash Raj.
 
Rekha in Silsila  ha avuto per le mani un personaggio formidabile che ha fissato in lei l’immagine dell’amante per eccellenza, la donna misteriosa e conturbante, bella come una statua  ma irrimediabilmente sfortunata. Il film negli anni ’80 ripropose sul grande schermo il chiacchierato love triangle Jaya-Amitabh-Rekha, i primi due marito e moglie nel film e nella vita reale, la terza  avvenente da far paura, seria minaccia per la stabilità della coppia. Creando uno strano contrasto finzione-gossip-presunta realtà, Silsila ha spiazzato e incuriosito intere folle di spettatori, lasciando loro addosso più di un dubbio su quali siano stati veramente i limiti del film. Dove si ferma la realtà, dove inizia la finzione?

TIRANDO LE SOMME…

I film di Yash Chopra possono essere pesanti, ripetitivi, prevedibili, ridondanti, noiosi, ma la verità è che non si  può fare a meno di conoscerli perché tutto ciò che ritroviamo oggi nel cinema indiano deriva  un po’ anche dal lavoro di Yash. Da sottolineare che l’affermato  regista   Karan Johar si è ispirato alle pellicole di Chopra  per la loro classicità,   completezza e perfezione estetica, riadattando la formula del multi-starrer movie ad una nuova sensibilità moderna.

Il regista è scomparso all'improvviso il 21 ottobre 2012 dopo aver contratto l'infezione dengue,  pochi giorni prima dell'uscita nelle sale del suo ultimo lavoro Jab Tak Hai Jaan.
Tra i miei preferiti: Deewaar, Darr, Chandni, Dil to Pagal Hai, Kaala Patthar, Silsila, Lamhe, Kabhie Kabhie.
Tra i dimenticabili: Daag, Parampara, Joshila.

Qualche brutta abitudine di Yash Chopra:
- Forzare più del necessario alcune scene (gran parte del processo di Veer Zaara ne è un esempio calzante) così come alcuni colpi di sonno improvvisi o dialoghi che scivolano nel patetico (vedi i drammoni sul genere di Daag).
- Affiancare ad alcuni bei titoli    la consueta tagline:   una frase  in inglese semplice e vaga, che  appesantisce e risulta una parentesi esplicativa non necessaria. Alcuni esempi: Daag - poem of love; Darr – violent love story; Veer Zaara – a love legend; Kabhi Kabhie – love is life; Lamhe – moments of passion, ecstasy and love; Silsila – love is faith and faith is forever; Dil to Pagal Hai – someone, somewhere is made for you.


Lista completa dei film da lui girati o prodotti: clicca qui.
Visita il SITO UFFICIALE della casa di produzione Yash Raj per curiosare fra titoli, trailers e gallerie fotografiche.