Il regista cattura la naturale bellezza della terra natale e disegna un personaggio maschile che richiama la sua adolescenza. Karthik, lo “struggling hero”, interpretato da Silambarasan nella versione Tamil e da Naga Chaitanya nella versione Telegu, è un giovane testardo e taciturno che si fissa irrevocabilmente nelle sue idee e infatuazioni, una personalità creativa che deve vincere l’insicurezza e sogna di affermarsi nel mondo del cinema con un prodotto che parla della sua vita e nasce dalla sua esperienza diretta. Intrecciati da finali complementari e alternativi, i due film suggeriscono che la visione dell’uno si completa solo in quella dell’altro. Il pubblico non resiste alla tentazione e li guarda entrambi, mentre la colonna sonora di Rahman diventa un cult.
30 marzo 2011
GAUTHAM VASUDEV MENON
Gautham Vasudev Menon è attualmente uno dei registi più acclamati della cinematografia in lingua Tamil, e grazie a successi come Kaakha Kaakha e Vaaranam Aayram è riuscito nel triplice compito di collezionare recensioni stellari, ottenere incassi record e soddisfare il pubblico offrendo prodotti altamente coinvolgenti e innovativi. C’è chi lo accusa di essere troppo hollywoodiano, chi lo detesta per la lunghezza e l’alto tasso di drammaticità dei suoi film, chi lo giudica solo un sapiente calcolatore di marketing in grado di individuare a tavolino la formula giusta per sbancare: sta di fatto però che molti nuovi spettatori si avvicinano a Kollywood perché incuriositi da qualcuno dei suoi titoli. Menon riesce a modellare da storie viste e riviste trame avvincenti, accompagnando la cinematografia Tamil verso una nuova dimensione globale. Nato in Kerala il 25 febbraio del 1973, da padre tamil e madre malayali, per anni si occupa di spot pubblicitari, e contemporaneamente tenta d’inserirsi nel mondo del cinema, lavorando al fianco di Rajiv Menon come assistente regista in Minasaara Kanavu. Il suo film di debutto, Minnale (trad. Colpo di Fulmine), commedia romantica con R. Madhavan e Reema Sen, sarà un tempestivo successo. La pellicola divenne molto popolare grazie alla sofisticata colonna sonora dell’allora sconosciuto Harris Jayaraj. Il film in realtà è un prodotto ancora ingenuo e superficiale, diretto ad un target di soli teenager. Tuttavia gli abbondanti incassi collezionati incoraggiarono la possibilità di un remake Hindi: Rehna hai tere dil mein. Se nel film originale almeno le performance degli attori risultavano convincenti, nel remake Madhavan appare stanco e annoiato e Dia Mirza irreversibilmente legnosa; persino Saif Ali Khan sembra capitato sul set per errore. Un totale buco nell’acqua.
Dimenticando l’insuccesso Menon fonda la sua casa di produzione, la Photon Factory, e si dedica a studiare il mercato dell’industria che meglio conosce, quella del Cinema Tamil: insaziabile vortice di pellicole, una giungla dove convivono debuttanti “meraviglie di un solo successo” e inossidabili stars venerate oltre i limiti della razionalità. Nonostante la sua vocazione sia narrare storie d’amore, decide di tuffarsi nel genere poliziesco e dedica ben due anni a gettare le basi del suo nuovo film, un’avventura coinvolgente, sensuale e violenta, girata in set naturali e non costruiti in studio. Al centro dei riflettori le performance della coppia Suriya / Jyothika e la colonna sonora di Jayaraj. Nel 2003 esce finalmente nelle sale Kaakha Kaakha (trad. Proteggere), e dopo soli dieci minuti di proiezione il verdetto è annunciato: il film colpisce, anzi polverizza. Da superhit a blockbuster, da blockbuster a classico. Nonostante la trama semplice, il film possiede una forza narrativa indistruttibile e verace, la formula Regia di Menon + Colonna Sonora di Jayaraj diviene un marchio di fabbrica. Il preziosissimo sodalizio tra i due talenti si interrompe nel 2009 (apparentemente voluto dal compositore). Dopo la frattura il regista si stringe ad A.R. Rahman e gli propone di scrivere i brani del suo nuovo progetto, Vinnaithandi Vaaruvaaya (trad. Attraverseresti il cielo per me?).
Una vittoria a sorpresa fu l’implacabile successo del film d’azione Vettaiyadu Vilaiyaadu (trad. La caccia e il gioco) con protagonista Kamal Haasan e Jyothika: la pellicola, drammatica sì ma eccezionalmente fluida, divenne campione d’incassi nel 2006. Il tentato suicidio del produttore aveva tenuto in un limbo il film per oltre un anno bloccando completamente la sua promozione, ciò nonostante un implacabile passa parola si rivela più efficace di qualsiasi aggressiva campagna pubblicitaria, e il film trionfa aggiudicandosi anche ottime recensioni. Dopo due formidabili successi, Jyothika diviene l’attrice prediletta del regista e sua musa ispiratrice. In vena di rischi Menon la vuole in un ruolo negativo da femme fatale e pensa al remake del film americano Derailed (che aveva già ispirato la versione hindi dal titolo The Train), Pachaikili Muthucharam (trad. Che il prezzo da pagare sia la vita stessa), tempestivamente bocciato, stesso verdetto riservato all’ancora più deludente film con Emraan Hashmi nel 2007.
Tradito da un clamoroso insuccesso, il regista vuole riconquistare il mercato e abbattere nuovamente i record toccati in precedenza. Da oltre tre anni porta avanti in silenzio un progetto titanico, le riprese vengono effettuate a intermittenza anche perché al protagonista Suriya sono stati richiesti drastici cambiamenti d’immagine che l’attore riesce a ottenere solo a distanza di mesi (anzi anni). Nel frattempo lui colleziona capitali per dare libero sfogo alla più incontrollata stravaganza. Finalmente nel 2008 viene completato il film più ambizioso della sua carriera, Vaaranam Aayiram (trad. La forza di mille elefanti), un autentico capolavoro di storytelling. Pur essendo di non facile digestione, e sicuramente molto più melodrammatico e meno commerciale dei predecessori, il suo successo va ben oltre i confini del Tamil Nadu e conquista incassi prepotenti anche in Regno Unito, America e Australia. Incentrato sul racconto di uno speciale rapporto di complicità tra padre e figlio, il film non promette effetti speciali né gesta eroiche quanto un lungo e articolato romanzo, sussurrato da un abilissimo narratore.
L’ottima risposta del pubblico suggerisce al regista di continuare su questa stessa linea: scegliere una storia semplice e quotidiana, arricchirla con elementi di fiction, inserire in essa riferimenti autobiografici e rievocare alcuni episodi del suo passato. Se Vaaranam Aayram è stato girato in ricordo del padre scomparso, i suoi film successivi, Vinnatihandi Vaaruvaya e Ye Maya Chesave, sono l’omaggio alle proprie radici : il Kerala.
Il regista cattura la naturale bellezza della terra natale e disegna un personaggio maschile che richiama la sua adolescenza. Karthik, lo “struggling hero”, interpretato da Silambarasan nella versione Tamil e da Naga Chaitanya nella versione Telegu, è un giovane testardo e taciturno che si fissa irrevocabilmente nelle sue idee e infatuazioni, una personalità creativa che deve vincere l’insicurezza e sogna di affermarsi nel mondo del cinema con un prodotto che parla della sua vita e nasce dalla sua esperienza diretta. Intrecciati da finali complementari e alternativi, i due film suggeriscono che la visione dell’uno si completa solo in quella dell’altro. Il pubblico non resiste alla tentazione e li guarda entrambi, mentre la colonna sonora di Rahman diventa un cult.
Il regista cattura la naturale bellezza della terra natale e disegna un personaggio maschile che richiama la sua adolescenza. Karthik, lo “struggling hero”, interpretato da Silambarasan nella versione Tamil e da Naga Chaitanya nella versione Telegu, è un giovane testardo e taciturno che si fissa irrevocabilmente nelle sue idee e infatuazioni, una personalità creativa che deve vincere l’insicurezza e sogna di affermarsi nel mondo del cinema con un prodotto che parla della sua vita e nasce dalla sua esperienza diretta. Intrecciati da finali complementari e alternativi, i due film suggeriscono che la visione dell’uno si completa solo in quella dell’altro. Il pubblico non resiste alla tentazione e li guarda entrambi, mentre la colonna sonora di Rahman diventa un cult.
Uscito da neanche un mese, il suo nuovo lavoro Nadunisi Naaygal (trad. Indomabili) ha già scatenato un uragano attorno a sé. La pellicola, alquanto sperimentale, cruda e senza brani musicali, ha come protagonista Veera (suo assistente alla regia in passato) accanto a Sameera Reddy. Pur avendo ottenuto inizialmente l’ok del Censor Board alla distribuzione nelle sale in versione integrale, il film è attualmente oggetto di critiche accese per i contenuti molto espliciti e scottanti. La censura sta minacciando il suo successo ed esige nuovi tagli, la presenza di scene di sesso ha dato il via ad accese e frequenti proteste. Anche partiti politici e associazioni religiose si stanno muovendo per bloccare le proiezioni, mentre l’autore rivendica la sua libertà d’esprimersi, e anche il pubblico sembra aver capito e apprezzato il film. Sta di certo che si tratta di un’inversione a U rispetto a tutte le produzioni precedenti. Davanti a questa problematica, Gautham Menon è sceso in campo per difendere le proprie idee nonostante sia stato sempre piuttosto schivo. Davvero poco si sa infatti della sua vita privata. Il regista è criptico, e in pubblico parla per telegrammi; non lascia mai scivolare una parola più del dovuto, e non è facile trovare informazioni che vadano aldilà della produzione cinematografica. Ma c’è una contraddizione evidente: se da una parte l’uomo ama eclissarsi dai media, dall'altra l’autore ha l’ossessione di apparire come junior artist o comparsa nelle sue creazioni, oltre che il desiderio di rendere pubbliche vicende autobiografiche e omaggi alle persone che hanno fatto parte della sua vita. La gente lo conosce solo attraverso i film, molto amati e anche ampiamente criticati, sempre comunque innovativi, tutti diversi tra loro ma segnati da un filo conduttore: una costante e maniacale ricerca di autenticità, tanto che le storie da lui proposte riescono a non essere percepite come trame cinematografiche ma come vissute, e, nella maggior parte dei casi, sofferte vicende umane.
FILMOGRAFIA:
MINNALE (2001)
REHNA HAI TERE DIL MEIN (2001)
KAAKHA KAAKHA (2003)
GHARSHANA (2004)
VETTAIYADU VILLAIYADU (2006)
PACHAIKLI MUTHUCHARAM (2007)
YE MAYA CHESAVE (2010)
26 luglio 2010
RAJA KRISHNA MENON: INTERVISTA ESCLUSIVA
(English text at the bottom)
Raja Krishna Menon è il regista (nonché soggettista, co-sceneggiatore e co-produttore) dell'acclamato Barah Aana, interpretato da Naseeruddin Shah, Vijay Raaz e da Violante Placido. BA è il risultato della collaborazione con la giovane produttrice indipendente Giulia Achilli, ed è stato proiettato al River to River Florence Indian Film Festival 2009 alla presenza del regista. Raja Krishna Menon ha cortesemente acconsentito a rispondere ad alcune domande.
1 - Cosa significa Barah Aana e perché questo titolo?
Significa letteralmente tre quarti di rupia nel vecchio sistema monetario indiano. Ho scelto questo titolo perché ritengo che la vita non sia mai completa, e che questo ci renda tutti uguali, indipendentemente dalla nostra situazione economica o sociale.
2 - Perché il personaggio di Shukla è così silenzioso?
Shukla rappresenta la generazione degli spettatori muti, coloro che credono nel karma e che ciò che deve accadere avverrà. Quindi Shukla funge da metafora per quella generazione.
3 - Naseeruddin Shah e Vijay Raaz sono due attori di enorme talento. Cosa può raccontarci di loro?
Fantastici! Ho sempre desiderato lavorare con loro e non sono rimasto per nulla deluso di averlo fatto.
4 - Lei crede che nel cinema indiano i personaggi femminili stranieri siano rappresentati in modo realistico?
In generale no, ma spero che Kate lo sia...
5 - Nella sceneggiatura originaria era prevista la figura di un personaggio di nazionalità italiana o è stata una scelta successiva?
Il personaggio previsto era europeo e non specificatamente italiano, ma è sempre stato presente nella sceneggiatura. Mumbai ora pullula di stranieri, e gli abitanti stanno ancora cercando di capire chi siano queste persone e perché siano qui.
6 - Perché ha scelto di ingaggiare Violante Placido? Come giudica la sua interpretazione in Barah Aana?
Ho incontrato Viola a Roma, durante le audizioni. A quel tempo non sapevo fosse famosa. Fra tutti gli attori provinati, ho sentito che lei era quella che aveva compreso meglio il personaggio. Nel senso che possedeva una vulnerabilità che mi piaceva, ma anche la forza per essere quel tipo di persona che proverebbe ad iniziare una nuova vita in India. Inoltre lei ama davvero l'India, e lo si vede. Ritengo abbia fatto un ottimo lavoro in BA, soprattutto considerando quanto debba essere stato duro per lei adattarsi ad un nuovo ambiente e a nuove persone.
7 - Conosce il cinema italiano? Ha visto qualche lavoro di Michele Placido?
Amo moltissimo i classici italiani, i capolavori, e di certo alcune delle pellicole più recenti, come Gomorra, Le conseguenze dell'amore, I cento passi, eccetera. Non sono sicuro che questi siano film italiani popolari. Ho visto anche Romanzo criminale, una buona pellicola, ma sfortunatamente non ho visto molti lavori di Michele Placido come attore.
8 - Cosa può raccontarci della sua esperienza professionale a Dharavi? Quali problemi ha dovuto affrontare? Come hanno reagito gli abitanti di Dharavi?
Dharavi è stata la location più eccitante nella quale abbiamo girato. La folla di spettatori - e talvolta le persone presenti erano migliaia - veniva per divertirsi ma ci ha sostenuto molto. Noi eravamo il circo!! Sinceramente parlando, siamo stati molto attenti a non violare le abitazioni e gli spazi, e a rispettare la loro privacy. È stata un'esperienza speciale per tutti noi. Vi racconto un episodio: avevamo richiesto che nessuno, nell'area nella quale stavamo girando, cucinasse o guardasse la televisione per non disturbare le nostre registrazioni sonore. Non eravamo sicuri di come la gente avrebbe reagito, ma sono stati davvero comprensivi. Naturalmente abbiamo organizzato una buona cena per tutti.
9 - Ritiene che Barah Aana abbia efficacemente rappresentato la vita quotidiana a Dharavi?
Sì, assolutamente! Almeno una gran parte. Come ogni società, Dharavi consiste di tipi differenti di persone, ma credo che BA sia del tutto rappresentativo di alcune di loro.
10 - Secondo lei il cinema e la letteratura offrono una versione distorta della realtà degli slum?
Dipende dal film o dal romanzo. E comunque Dharavi non è uno slum, bensì una struttura sociale organica, un luogo dove vivono le persone in difficoltà.
11 - Qual è la percezione che gli abitanti di Mumbai hanno degli slum?
Noi ne abbiamo bisogno ma non vogliamo saperne troppo. Sarebbe difficile vivere con noi stessi se ci ponessimo troppe domande sulle vite degli abitanti degli slum, la vera classe lavoratrice. Lo definisco fare come lo struzzo. A quanto pare lo struzzo, quando è in pericolo, nasconde la testa sotto la sabbia credendo che, se non vede il predatore, nemmeno il predatore possa vedere lui.
12 - Barah Aana è stato proiettato al River to River Florence Indian Film Festival 2009. Cosa ricorda di quella esperienza?
È stato fantastico. La reazione del pubblico è stata positiva, e sono rimasto piuttosto sorpreso dall'apprezzamento degli spettatori italiani. Firenze è una bella città e mi sono divertito molto.
13 - Com'è nata la collaborazione con Giulia Achilli?
Giulia era venuta in India per cercare qualche sceneggiatura, e così ci siamo incontrati. Le è piaciuta la storia che le avevo narrato, e pensava che potesse essere apprezzata anche in Europa. Il suo entusiasmo mi ha aiutato a portare avanti il progetto. Giulia possiede una grande energia, e così abbiamo unito le forze.
14 - Ha in cantiere altre collaborazioni con produttori non indiani?
Sì, ma sono ancora allo stato iniziale.
15 - Il cinema hindi si sta rinnovando di giorno in giorno, offrendo prodotti sempre più interessanti. Chi sono secondo lei i migliori attori e registi indiani, oggi? Quali film consiglierebbe al pubblico italiano?
Vishal Bhardwaj è un regista brillante. Sriram Raghavan. Anurag Kashyap è molto interessante. Quanto al cinema popolare, Rajkumar Hirani. Penso che Maqbool, diretto da Bhardwaj, sia un un film eccezionale. Consiglierei anche Johnny Gaddaar di Raghavan, Munnabhai MBBS di Hirani, Dev D di Kashyap. Credo che in queste pellicole possiate vedere la diversità che esiste nel cinema indiano contemporaneo.
Ringrazio Raja Krishna Menon per la sua gentilezza e disponibilità.
Vedi anche: Giulia Achilli: intervista esclusiva.
ARGOMENTI:
AU CINEMA HINDI,
FEST 2009,
FEST FIRENZE,
INIT ATTORI ITALIANI,
INIT FESTIVAL,
INIT REGISTI IN ITALIA,
R RAJA K. MENON,
V INTERVISTE ESCLUSIVE
12 marzo 2010
VIJAY LALWANI: LIVE CHAT

Nel corso di una live chat con il regista Vijay Lalwani, organizzata questa mattina da Bollywood Hungama, Aline è riuscita a porre qualche domanda. Ecco la traduzione:
Aline - Come le è venuto in mente di creare Karthik?
Lalwani - Karthik è stato il personaggio principale sin dall'inizio. Volevo un tipo problematico per il film, e così l'ho creato. La sceneggiatura richiedeva che fosse debole, travagliato, eccetera. Gli ho dato vita quando la storia era ancora in lavorazione.
Aline - Cosa le risulta più facile, scrivere una sceneggiatura o dirigere un film?
Lalwani - Scrivere, perché richiede solo la mia opera. Mentre dirigere necessita la coordinazione di moltissime persone, ed io sto ancora imparando.
Aline - Durante la stesura della sceneggiatura o la regia di Karthik calling Karthik ha ricevuto suggerimenti da parte di qualche esperto dell'industria cinematografica?
Lalwani - No, nessun consiglio, anche perché allora non ho avuto la fortuna di incontrare tante persone quante avrei voluto. Ma Rensil D'Silva, mio buon amico, mi ha incoraggiato e sostenuto moltissimo. È stato proprio lui a suggerirmi di dirigere KCK.
ARGOMENTI:
AU ALINE,
R VIJAY LALWANI,
V LIVE CHAT
20 febbraio 2010
RAJ KAPOOR
Il grande showman del cinema indiano nacque a Peshawar (oggi Pakistan) il 14 dicembre del 1924 da un'illustre famiglia di precoci talenti: il padre era la star cinematografica Prithviraj Kapoor, i fratelli minori gli attori Shammi e Shashi.
Difficile scindere l'uomo dalla leggenda. Su di lui si è scritto tantissimo, ma quasi tutte le pubblicazioni finiscono per ripetere le stesse parole. La verità è che Raj Kapoor è un fenomeno inspiegabile, una personalità larger than life, una mente brillante e preveggente, oltre che un volto dai lineamenti perfetti e uno sguardo in cui perdersi completamente.
Il regista più venerato del subcontinente, nonostante il suo enorme successo, amava vivere con semplicità, preferiva dormire sul pavimento, non riusciva a frenare i peccati di gola e snobbava gli eventi mondani preferendo il silenzio del suo cottage, rifugio isolato dal mondo dove prendevano vita nuove idee per i suoi film.
Il suo debutto alla regia venne preso poco sul serio dal padre Prithviraj che non lo riteneva ancora all'altezza del progetto, e, sapendolo sprovvisto anche dei mezzi economici necessari, lo invitò a desistere suggerendogli di "non friggere pakora con lo sputo". Ma il suo primo film, con o senza presuntuosi investimenti, venne alla luce. Aag, distribuito nel 1948, fu un successo nonostante la criptica difficoltà (impossibile considerarlo frutto di un inesperto regista emergente). Il film era già un outsider per forma e contenuti, indecifrabile, impegnato, sensuale. Il giovane Raj Kapoor non aveva niente da invidiare ai grandi del tempo, anzi mostrava di possedere delle carte in più e uno spirito in grado di raggiungere il nucleo di ogni cosa.
La silenziosa quanto incredibile discesa dalla scalinata di Nargis verso l'attore mette in luce quanto la forza degli sguardi e del desiderio abbiano la meglio sull'azione e sulle parole. Raj reinventò pazientemente il linguaggio dell'amore nel cinema indiano e anche i minimi gesti assunsero un'intensità spiazzante. La seduzione e il sentimento non avevano bisogno di essere introdotti in alcun modo, si alleggerirono i dialoghi e nell'evidenza le sensazioni parlavano da sole.
Barsaat, il suo nuovo film, scandito da una colonna sonora meravigliosa, segnò l'inizio della collaborazione con i compositori Shankar & Jaikishan, e consacrò la sua unione in/off screen con l'attrice Nargis. Quando conobbe la sua musa ispiratrice Raj era già sposato e padre del primo figlio Randhir. L'incontro, a cui il regista fece omaggio in una popolare scena del film Bobby, avvenne durante i preparativi di Aag. Raj si recò alla casa di Nargis per convincerla a recitare per lui. La ragazza aprì la porta e con le mani sporche di farina si macchiò i capelli. I due condivisero una relazione per otto anni, vissuta senza troppi sotterfugi e straordinariamente giustificata agli occhi del mondo.
Consigliato dallo sceneggiatore K.A. Abbas, Raj operò un evidente cambio d'immagine, passando da ruoli introversi e drammatici alla malinconica vitalità del vagabondo d'ispirazione chapliniana. Il suo nuovo personaggio indossava la maschera del sognatore naif e difendeva il suo punto di vista, i suoi ideali, davanti ad una società ottusa e corrotta.Awaara aprì nuovi orizzonti al cinema indiano: per la prima volta una star di Bombay veniva acclamata in Russia e i suoi film diventarono popolari fuori dai confini del subcontinente. Nel 1954, durante il suo primo viaggio a Mosca come rappresentante dell'Indian Film Delegation, ad accoglierlo trovò folle impazzite di ammiratori che commossi intonavano cori di "Awaara Hoon". Nel 1957 il film Jagte Raho vinse l'International Film Festival di Karolvy Vary nell'attuale Repubblica Ceca.
Sulla scìa del successo si avviarono nuove collaborazioni con altri registi pronti a lavorare sotto il marchio RK. Prakash Arora diresse Boot Polish, un capolavoro in miniatura. Raja Nawathe la sfortunata love story Aah, che venne ingiustamente accolta con freddezza dal pubblico: l'assenza di lieto fine e l'amarezza dilagante possono aver reso impopolare questo film, secondo me splendido e sottovalutato.
Il ritorno alla regia di Raj avvenne con Shree 420, continuazione ideale dei temi proposti in Awaara: esaltazione dell'uomo semplice ed onesto in una rappresentazione grottesca dell'alta società priva di coscienza. Sostanzialmente un film sociale (e aggiungerei filosofico ed educativo) ma privo di scontata retorica e ricco di ironia, imbevuto di un ottimismo terapeutico e di un amore che ammutolisce. Senza risparmiare prese in giro alla politica, alla futile ossessione per le apparenze, ai cattivi influssi del dio denaro.
L'allontanamento della sua compagna Nargis, durante le riprese di Chori Chori (1956), segnò un periodo di profonda crisi creativa nel quale Raj Kapoor si limitò a recitare in pellicole di altri, in attesa di ritrovare la giusta ispirazione. La sofferenza lo spinse all'alcolismo e ai disordini alimentari, gli R.K. Studios sembravano vagare nel nulla, e il vuoto ebbe la meglio fino all'uscita di Jis Desh Mein Ganga Behti Hai di Radhu Karmarkar, storia di un uomo ingenuo e di sani principi che si ritrova a vivere in una colonia di banditi. Al suo fianco la star del sud Padmini, personalità briosa ed eccellente ballerina.
Un filo conduttore sembra legare ognuna delle sue creazioni. La sua carriera autonoma si aprì con Aag, un film dai chiari riferimenti personali e con la presenza di tre eroine (Kamini Kaushal, Nargis, Nigar Sultana), e a chiudere il cerchio sempre tre figure femminili (Simi Garewal, Xenia Ryabinkyna e Padmini) lo accompagnarono nell'ancora più autobiografico Mera Naam Joker.
Altro tema ricorrente: il conflitto generazionale e la difficoltà di comprensione tra padre e figlio, dall'allontanamento del protagonista in Aag, all'abbandono in Awaara, fino alla freddezza emotiva dei genitori milionari nei confronti del tenero Raju in Bobby.
La sua filmografia è costellata di messaggi in codice e gesti frequenti, con riferimenti indubbi alla sua vita privata. Chi ama osservare i dettagli scoprirà che Barsaat, Sangam, Bobby e Mera Naam Joker sono uniti da accenni di una stessa melodia, probabilmente un ricordo della sua storia con Nargis.
Pensare nuovi film, sentirli crescere nella sua mente non era solo un lavoro, nè una vocazione, quanto una ragione d'esistere. La vita ispira i film e in essi viene intrappolata. Ogni emozione autentica, ogni dolore costituivano per Raj Kapoor materiale di studio da includere e sfruttare in qualche scena. Sperimentando i limiti della finzione e della realtà, creava link sentimentali con le sue eroine (arrivando ad innamorarsi anche per ricreare la stessa magia nel film), inscenava discussioni per osservarle nei dettagli e trasportarle dentro la storia. Raj era abituato a partecipare totalmente alle esperienze della vita per modellarne altre, conservava con cura ogni cosa a cui trovava un posto e una nuova espressione nella sua arte.Anche la musica doveva avere un linguaggio e delle caratteristiche ben precise. Pur non essendo un compositore, Raj Kapoor, dotato di intuito e orecchio, curava in prima persona i lavori dei suoi artisti di fiducia (Shankar & Jaikishan e Laxmikant & Pyarelal in un secondo momento) in modo tale che ogni canzone fosse in grado di toccare interiormente lo spettatore. Il cantante Mukesh divenne la sua voce ufficiale così come Lata Mangeshkar cantò la maggior parte dei brani in cui compariva Nargis (insieme alla sorella Asha Bhosle).
Quando Mera Naam Joker, il suo costosissimo film autobiografico, crollò al box office trascinando gli RK studios in una fase buia, il regista, che fino ad allora non aveva mai subito un insuccesso, decise di non voler più recitare come protagonista. Attese il 1973 prima di tornare dietro la macchina da presa, con un film che lanciava il figlio Rishi e la freschissima Dimple Kapadia, il fenomeno giovanile Bobby. Ancora una volta mostrò che il tocco di Re Mida era capace di trasformare una storia semplice in un autentico trend-setter: i ragazzi volevano vestirsi come Rishi Kapoor, le ragazze iniziarono a legarsi i capelli con un foulard come la protagonista del film.
Seguì Satyam Shivam Sundaram, un esperimento a tutti gli effetti, nel quale l'ossessione per la bellezza e per la ricerca del fascino esteriore (ma ancora di più ... interiore) si fonde con la spiritualità. Dall'ammirazione di Raj per la voce celestiale di Lata Mangeshkar prese vita il personaggio di Rupa. La distribuzione del film fu preceduta da accesi dibattiti con la censura e seguita da una reazione da parte del pubblico disorientato (ma indiscutibilmente incuriosito) dall'alto tasso di erotismo della pellicola.
Prem Rog nacque invece come un low budget movie fino a quando Raj Kapoor non cominciò ad appassionarsene veramente trasformandolo in qualcosa di più elaborato e complesso, coinvolgendo numerose tematiche e capitali sempre maggiori. Probabilmente è il mio preferito della fase creativa post-Nargis: dal climax rumoroso e violento ma pervaso di grazia, la storia mischia evasione a denuncia sociale dipingendo personaggi ai quali è impossibile restare indifferenti.
Espressione di ansie, speranze, fantasie o fughe, le sequenze del sogno (dream sequences) rappresentano sempre un momento speciale, di alto coinvolgimento psicologico e visuale. La più incredibile: "Ghar aaya mera pardesi", dove il paradiso si fonde con l'incubo, dal film Awaara. La più commovente: "O jaanewale", sdoppiamento immaginario della figura di Vidya in Shree 420. La più eccentrica: "Chanchal sheetal nirmal komal", espressione gradiosa dei desideri impossibili di Rupa in Satyam Shivam Sundaram. La più incredibile e colorata: "Mohabbat ki ha cheez", quando immaginare l'amore trasporta in mondi da favola, dal film Prem Rog.
Il suo ultimo lavoro, Ram Teri Ganga Maili, vide come protagonisti il figlio minore Rajiv (somigliante al fratello Shammi) e Mandakini, una giovane debuttante dagli occhi di ghiaccio. La bellissima ragazza si bagna nella cascata coperta di veli, e nonostante stia svelando il proprio corpo, la sua figura resta estranea alla volgarità diventando incarnazione della purezza del Gange. Il suo viaggio, come il corso del fiume, la porterà dalle montagne dell'Himalaya a Benares e Calcutta, unendo le tappe delle sua perdita dell'innocenza all'inquinamento e devastazione del fiume sacro.
Nonostante la sua scomparsa, avvenuta il 2 giugno del 1988, credo che non sarà mai possibile parlare di Raj Kapoor al passato. Chiunque lo abbia conosciuto nei suoi film, qualunque sia stato il percorso attraverso il quale si è interessato ad essi, sentirà il bisogno di immaginarlo sempre vicino.
Piuttosto che lisciare la giacca dei critici con film girati per loro, Raj scelse di condividere con tutti la sua visione. Penso che la grandezza di un regista non stia solo nella tecnica e nella capacità, quanto nella volontà di donare e di donarsi. Realizzare qualcosa che non solo possa essere potente nella sua epoca e tra la sua gente ma che riesca a coinvolgere chiunque anche in situazioni diverse e imprevedibili... una ventisettenne italiana per esempio (io... per esempio ) non ha niente a che fare con il contesto in cui le sue opere sono nate ma da esse viene travolta e le inserisce come parte della sua vita quotidiana. Ogni film sembra essere un dialogo personale con ciascuno di noi
I filosofi greci? Roba datata. Kafka e Kierkegaard? Troppo pessimisti. Se ognuno è libero di scegliersi i propri maestri, il mio è definitivamente Raj Kapoor.
FILMOGRAFIA DA REGISTA
- AAG (1948) ***** 5/5
- BARSAAT (1949) ***** 5/5 leggi la recensione
- AWAARA (1951) ***** 5/5 leggi la recensione
- SHREE 420 (1955) ***** 5/5
- SANGAM (1964) ***** 5/5
- MERA NAAM JOKER (1970) **** 4,5 /5
- BOBBY (1973) ***** 5/5
- SATYAM SHIVAM SUNDARAM (1978) ***** 4,5 / 5 leggi la recensione
- PREM ROG (1982) ***** 5/5 leggi la recensione
- RAM TERI GANGA MAILI (1985) **** 4/5
FILM PRODOTTI DALLA R.K STUDIOS MA DIRETTI DA ALTRI REGISTI:
- AAH (1953)
- BOOT POLISH (1954)
- JAGTE RAHO (1956)
- AB DILLI AUR NAHIN (1957)
- JIS DESH MEIN GANGA BEHTI HAI (1960)
- KAL AAJ AUR KAL (1971)
- DHARAM KARAM (1975)
- BIWI O BIWI (1981)
Leggi anche il PROFILO e la FILMOGRAFIA di Raj Kapoor come ATTORE.
LETTURE CONSIGLIATE
- "Raj Kapoor the Great Showman", di Lata Khubchandani, Rupa & Co, New Delhi, 2003
- "The Kapoors, First Family of Indian Cinema", di Madhu Jain, Penguin Books India, New Delhi, 2009
- "Awaara", di Gayatri Chatterjee, Penguin Books India, New Delhi, 2003.
02 ottobre 2009
ASHUTOSH GOWARIKER: LIVE CHAT

Martedì scorso il sito di Bollywood Hungama ha organizzato una chat con il regista di What's Your Raashee?, Ashutosh Gowariker, noto per film di grande successo come Lagaan e Jodhaa Akbar. I team di Cinema Hindi e di Hindi Cinema Blog sono riusciti a porre qualche domanda. Ecco quello che uno dei più famosi registi indiani ha risposto:
- Com'è stato lavorare (e cantare) alla colonna sonora di What's Your Raashee? con Sohail Sen?
Ashutosh Gowariker: Lavorare con Sohail è stato meraviglioso. La sua conoscenza dei vari generi musicali, inclusi il folk, la musica classica indiana, occidentale e la world music, ha contribuito ad ideare la ricca colonna sonora del film. Sohail ha, inoltre, composto diversi temi che caratterizzano ciascun segno zodiacale! Spero che le canzoni vi piacciano...
- Priyanka Chopra è il primo attore, probabilmente del mondo, che interpreta dodici differenti ruoli in un unico film. Si tratta di una sfida impegnativa. Che cosa le ha fatto scegliere Priyanka?
Ashutosh Gowariker: Ho scelto lei semplicemente perchè è un'attrice favolosa. L'avevo già notata nel film Hero, e poi in Aitraaz dove interpretava un ruolo negativo. Ho creduto che avrebbe regalato differenti sfumature ad ogni diverso segno zodiacale come, meravigliosamente, ha fatto. Adoro la sua interpretazione. Spero che siate d'accordo con me!
- Prima di What's Your Raashee? i suoi film hanno trattato temi importanti come la lotta per la sopravvivenza (Lagaan), la discriminazione tra caste (Swades), la tolleranza religiosa (Jodhaa Akbar). Che cosa le ha fatto decidere di dirigere una commedia romantica?
Ashutosh Gowariker: Volevo girare un film spensierato. Ho scelto il genere della commedia romantica perchè non l'avevo mai affrontato prima. Ed anche per la bella storia di Madhu Rye. E volevo approfondire i diversi segni zodiacali.
Presto sarà disponibile sul sito di Bollywood Hungama la chat completa.
TESTO ORIGINALE
23 settembre 2009
GURU DUTT

Vasanth Kumar Shivashankar Padukone, meglio conosciuto con il nome d'arte Guru Dutt, nacque a Bangalore il 9 luglio del 1925, e seguendo la sua famiglia in continui traslochi da una città all'altra, visse a Madras, Ahmedabad e Calcutta prima di trasferirsi definitivamente a Bombay.
A quindici anni, durante la sua permanenza in Bengala, iniziò a coltivare la passione per la danza e fece di tutto per inserirsi nel mondo del cinema, inizialmente come coreografo, per poi tentare la fortuna come assistente regista e come attore in ruoli secondari. Collaborando con la Prabhat Film Company conobbe l'attore Dev Anand, con il quale instaurò subito un rapporto di amicizia e di reciproca fiducia che gli aprì le porte per la prima avventura cinematografica. Dev, che era già una star, si incaricò di lanciare l'amico, e accettò anche di essere protagonista del suo debutto dietro la macchina da presa, nel film Baazi (1951), seguito da Jaal (1952).
Grazie a rapidi successi Guru Dutt raccolse abbastanza fondi per poter aprire una sua casa di produzione, e si sposò con Geeta Roy, famosa playback singer che aveva interpretato i brani di Baazi e che fu la voce principale delle sue successive colonne sonore.Nel 1953 volle diventare anche protagonista dei suoi film, ed iniziò a recitare in Baaz, Aar Paar, ma soprattutto nel romantico e scanzonato Mr. & Mrs. 55, autentica super-hit che incendiò il botteghino ottenendo anche vigorosi applausi dalla critica.
La squisita tecnica narrativa, l'eccellente qualità visiva, la cura nella scelta della colonna sonora, la dose di mistero, filosofia, ambiguità nei suoi personaggi, inquadrarono subito Guru Dutt come un nuovo fuoriclasse da accostare ai nomi di Raj Kapoor, Bimal Roy e Mehboob Khan nell'olimpo dell'epoca d'oro del cinema indiano. Scoprì nuovi talenti come Jhonny Walker (attore che aggiunse un tocco di commedia anche ai suoi film più drammatici e struggenti), il regista e sceneggiatore Abrar Alvi, la brava e bellissima Waheeda Rehman alla quale fu legato sentimentalmente per anni in una burrascosa relazione extra-coniugale.

Seguendo un percorso in vorticosa ascesa, nel 1957 pensò al suo progetto più complesso e profondo, Pyaasa, capolavoro assoluto, probabilmente uno dei film migliori che siano mai stati girati dentro e fuori i confini del sub-continente. Da questo momento non si parlò più solo di talento ma di genio, l'eccellenza non è quantificabile in parole o numeri. Pyaasa non può classificarsi solo come film: imbevuto di tormento e poesia, nasce già come un classico, un annunciato biglietto per l'immortalità. Al suo fianco, Waheeda Rehman in un ruolo leggendario, e una superba e altera Mala Sinha, forse detentrice del personaggio più scomodo e difficile (oltre che più sottovalutato).
Il suo successivo gioiello, Kaagaz Ke Phool, è un altro capolavoro la cui intoccabile perfezione disorienta. Ricco di riferimenti autobiografici, nacque per essere un film ambientato dietro le quinte della cinematografia indiana, e celebrò la sua contrastata storia d'amore in/off screen con l'attrice Waheeda Rehman. Pur essendo un'ottima pellicola sotto ogni aspetto, Kaagaz Ke Phool non riuscì a convincere gli spettatori e fu il più doloroso e inaspettato insuccesso della sua carriera. Niente fu più lo stesso dopo il tonfo del film che tanto gli stava a cuore: demoralizzato e ferito nell'orgoglio, Dutt iniziò a farsi da parte e decise di non voler più lavorare come regista.
Lontano dalla macchina da presa, Guru Dutt continuò a recitare esclusivamente in film girati da altri, anche se alcuni avanzano l'ipotesi che dietro i lavori del suo collaboratore Abrar Alvi (tra cui il fantastico Sahib Bibi Aur Ghulam) si nasconda in realtà la mano onnipresente del maestro Dutt, troppo insicuro e demoralizzato per voler firmare nuovamente un film suo.Vittima dell'alcolismo e dell'uso sregolato di psicofarmaci, Guru Dutt morì suicida nel 1964, all'alba di un suo incontro programmato con il collega Raj Kapoor e l'attrice Mala Sinha per discutere il film Bahren Phir Bhi Aayengi, del quale sarebbe dovuto essere protagonista e produttore.
FILMOGRAFIA DA REGISTA:
- KAAGAZ KE PHOOL (1959) leggi la recensione
- PYAASA (1957) leggi la recensione
- SAILAAB (1956)
- MR. & MRS. 55 (1955) leggi la recensione
- AAR PAAR (1954) leggi la recensione
- BAAZ (1953)
- JAAL (1952)
- BAAZI (1951)
Leggi maggiori informazioni nel post dedicato a Dutt attore: GURU DUTT COME ATTORE.
Tra i TESTI dedicati a Dutt segnalo:
- Guru Dutt, Trough light and shade, di Rashmi Doraiswamy, Wisdom Tree, New Delhi, 2008
- Ten Years with Guru Dutt – Abrar Alvi's Journey, di Darius Cooper, Seagull Books, 2005
- A life in cinema, di Nasreen Munni Kabir, Oxford University Press, 1997.
07 agosto 2009
ANURAG KASHYAP: INTERVISTA ESCLUSIVA

(English text at the bottom)
Anurag Kashyap, membro della giuria alla Mostra del Cinema di Venezia 2009, apprezzatissimo regista, sceneggiatore e produttore, ha cortesemente rilasciato una lunga intervista al nostro blog.
Parte prima: Anurag Kashyap e il suo cinema.
1 - Lei ha collaborato alla sceneggiatura di Satya, un capolavoro della cinematografia hindi. Quali emozioni prova oggi nei riguardi di quel film?
Kashyap: Penso tuttora che sia stato il miglior prodotto che abbiamo realizzato (non è una pellicola solo mia). Dico sempre che Satya è stato una scuola di cinema per me.
2 - Lei ha diretto Black Friday e prodotto Aamir. Entrambi trattano di terrorismo. Pensa che il cinema possa scuotere l'opinione pubblica - soprattutto in India - e indurla a riflettere su questo argomento?
Kashyap: Non so se possa rendere le persone consapevoli oppure no. Influisce su alcuni spettatori. Mi auguro possa scuotere le coscienze; tristemente nulla lo fa. La gente è egoista, nel senso che tutti cercano di sopravvivere e considerano queste cose come se non potessero accadere a loro. Talvolta il compito del cinema, quando è attento ai problemi politici e sociali, è solo quello di reggere lo specchio e mostrarci ciò che avviene intorno a noi. Non può fare di più. Con l'eccezione di Black Friday e di Aamir, tutti i film che ho girato sono in larga parte personali.
3 - No smoking è fra le più sperimentali pellicole hindi mai realizzate. In alcuni aspetti ricorda il gusto per il grottesco di Fellini. Qual è l'importanza di No smoking per un regista non convenzionale come lei?
Kashyap: Mi è piaciuto moltissimo girare No smoking. Nel 2007 è stato presentato in prima mondiale al Festival di Roma. Era il più personale dei miei film, ed è quello che amo di più. Era la mia storia nel senso che riguardava la mia battaglia contro le autorità, la moralità e la censura. Gli indiani non lo hanno compreso, e questo mi ha deluso. Dopo qualche tempo, No smoking ha trovato una collocazione nelle scuole di cinema e ha incontrato il favore dei cinefili, ma la scena mainstream non lo ha ancora accettato. È stato bello dirigerlo, anche se, sfortunatamente, il suo insuccesso al botteghino impedì ad altri registi di realizzare i loro progetti e ridusse al silenzio le voci più originali.
4 - Perché ha scelto John Abraham per il ruolo principale? È vero che lei aveva contattato la superstar Shah Rukh Khan, prima di proporre la parte ad Abraham?
Kashyap: John è stato l'unico ad aver capito No smoking e l'unico a volerlo interpretare. SRK mostrò interesse, ma non era sicuro che il progetto valesse la pena.
5 - La colonna sonora di No smoking è di certo una delle migliori prodotte negli ultimi anni. Com'è stata l'esperienza di lavorare col compositore Vishal Bhardwaj? Il fatto che Bhardwaj sia anche regista ha facilitato la vostra collaborazione?
Kashyap: Vishal non è stato solo il compositore ma anche uno dei produttori. Ha reso possibile la realizzazione di No smoking. Vishal ha composto inoltre le colonne sonore di Satya e di Paanch, la prima pellicola che ho diretto. Il mio rapporto con lui è sempre stato quello del maestro e dell'irritante discepolo - ed io sono il discepolo. Io cerco di pressarlo, e Vishal finge di irritarsi, ma lui ama essere messo sotto pressione. Vishal ha dimostrato di avere fiducia in me, più di molti altri. È davvero soddisfacente lavorare con lui perché, per i miei film, estrae sempre nuove sonorità dalla sua musica.
6 - Dev. D è affascinante, sostenuto da una sceneggiatura straordinariamente fresca. Sappiamo che l'idea è stata lanciata da Abhay Deol, ma cosa l'ha motivata a svilupparla in un lungometraggio?
Kashyap: Mi ha ispirato il fatto di essermi identificato col soggetto. Scrissi la sceneggiatura nel periodo in cui mi stavo separando, e divorziando. Ero depresso, bevevo, soffrivo di abuso di sostanze, e, durante le riprese, mi innamorai di Kalki, l'attrice che interpretava Chanda. Tutte le mie diverse, contraddittorie emozioni confluirono in Dev. D.
7 - Il lavoro più grosso è stato compiuto nella definizione dei personaggi. Non ha temuto di aver osato troppo?
Kashyap: È successo tutto in modo naturale. Non sapevo che avrei dovuto temere qualcosa. Forse per ingenuità, o per innocenza. Ho solo fatto ciò che sentivo. Mi è semplicemente venuto così.
8 - Molti di noi non hanno ancora visto Gulaal. Potrebbe per favore presentarci la pellicola?
Kashyap: Ho scritto Gulaal nel 2001, nel mio periodo più arrabbiato, quando tutti i miei film venivano rifiutati e Water bloccato. Avevo problemi enormi per il modo in cui il nostro governo gestiva la libertà di espressione, e per la situazione politica del Paese. Lasciai Bombay per il Rajasthan. Nel lettore portatile avevo un solo cd, la colonna sonora di Pyaasa, e continuavo ad ascoltarlo. Da ciò emerse Gulaal: una rappresentazione di ciò che l'India è diventata in confronto a come un'India libera fu immaginata dai poeti prima dell'indipendenza. (Temo che la mia traduzione sia imprecisa. Il testo originale: 'It is a take on what India has come to vis a vis how a free India was imagined by the poets, of the pre-independence').
Parte seconda: Anurag Kashyap e l'Italia.
1 - Lei ha spesso dichiarato di amare il cinema italiano. Potrebbe dirci quali aspetti della nostra cinematografia l'hanno emozionata di più?
Kashyap: De Sica. Vittorio De Sica ha fatto di me un regista. Fu una retrospettiva delle sue pellicole, nel 1993, ad ispirarmi. Avevo vent'anni, e prima di compierne 23 avevo scritto la mia prima sceneggiatura, Satya. Allora ciò che maggiormente mi colpì fu il realismo. E il fatto che trovai gli italiani così simili a noi nel modo in cui gestivano la famiglia e la vita in generale. Più tardi scoprii Fellini e fu pura estasi. Il suo cinema mi mostrò che non esistevano confini o freni all'immaginazione e alla creazione artistica. Non importa se ciò che esprimo è imbarazzante, infantile, non intelligente o incoerente, fintanto che è la mia voce. Poi piano piano scoprii Antonioni, Rossellini, Rosi e molti altri. La scoperta continua con Il divo, Gomorra, La meglio gioventù, eccetera.
2 - Cosa pensa del cinema italiano contemporaneo?
Kashyap: Mi piace Sorrentino e mi piacciono i suoi film. Fra i nuovi registi italiani, è il migliore e la voce più potente. Mi è piaciuto molto anche Romanzo criminale di Michele Placido. L'ho visto al Tribeca. Sua figlia ha interpretato la pellicola (Barah Aana - nota di Cinema Hindi) scritta dal regista di Aamir. La meglio gioventù, Il passato è una terra straniera, Mio fratello è figlio unico, Giorni e nuvole, per citare alcuni dei film più recenti che ho molto apprezzato. Mi piacciono persino i gialli degli anni sessanta e settanta.
3 - Secondo lei cosa accomuna il cinema italiano e quello hindi?
Kashyap: I legami familiari e il modo in cui le figure femminili vengono rappresentate sullo schermo.
4 - No smoking è stato presentato in prima mondiale al Festival di Roma due anni fa. Le recensioni critiche furono tutte positive. Cosa ricorda di quell'esperienza?
Kashyap: Ho amato ogni momento. I miei ricordi di Roma per la proiezione sono gli unici bei ricordi riguardo a No smoking. Ero con mia figlia, e mi sono divertito moltissimo. Fu una settimana memorabile, e non dimenticherò mai la grande accoglienza del pubblico.
5 - Lei sarà membro della giuria alla Mostra del Cinema di Venezia 2009. Dev. D e Gulaal saranno presentati fuori concorso. Cosa prova alla prospettiva di partecipare così attivamente al festival?
Kashyap: Sono eccitato come un bambino, e talvolta cerco di frenare il mio entusiasmo. Il timore più grande è che tutti scoprano che in fondo sono un bambino, più un appassionato di cinema che un regista. Dev. D è un omaggio indiretto a Fatih Akin, la cui pellicola sarà proiettata al festival (ed io la vedrò prima di chiunque altro al mondo). Jacques Rivette, Tornatore. Così tanti registi, che in varie fasi della mia vita mi hanno ispirato, saranno a Venezia con i loro nuovi lavori. Io sarò come un bambino in un negozio di dolciumi. Sono felice e orgoglioso.
6 - Secondo lei perché il pubblico italiano dovrebbe guardare i film hindi? Qualche suggerimento?
Kashyap: Gli italiani dovrebbero guardare i film indiani perché si identificheranno in essi. Dovrebbero scoprire Bimal Roy e Guru Dutt.
7 - Ritiene che sia possibile sviluppare una seria collaborazione fra l'industria cinematografica indiana e quella italiana?
Kashyap: Certo, e credo stia accadendo. Sonali Kulkarni ha interpretato film italiani (Fuoco su di me, diretto da Lamberto Lambertini - nota di Cinema Hindi). Un regista italiano sta girando una pellicola in India basata su un racconto indiano. Il nostro grande maestro Mani Kaul sta progettando un film su Rossellini. Dovrebbero esserci - e ci saranno - più collaborazioni.
Parte terza: Anurag Kashyap e il cinema indiano.
1 - Il cinema hindi sta attraversando una fase di profondo rinnovamento. Pur conservando alcuni aspetti tradizionali, trae ispirazione dal cinema occidentale ma soprattutto sperimenta nuove strade. Secondo lei:
a) questo processo di rinnovamento quando è iniziato?
Kashyap: È partito all'incirca con Bandit Queen. All'inizio fu un processo lento, ma negli ultimi tre anni si è trasformato in un movimento che conta molti nuovi registi estranei alle famiglie storiche dell'industria cinematografica hindi.
b) in quale direzione si sta avviando?
Kashyap: Dipende da quanto coraggio mostreremo nel correre i rischi che vanno assunti. Sembra che il processo si stia indirizzando verso un'era di reinvenzione e di introspezione, e stanno emergendo molte voci inedite. Ma difettiamo ancora nelle fasi di produzione e distribuzione a sostegno di questo nuovo cinema indiano.
c) quali tradizioni verranno abbandonate e quali nuovi aspetti saranno acquisiti?
Kashyap: Mi auguro che supereremo il divismo. Nel nuovo cinema indiano vedrete più elementi che riguardano il nostro Paese e la nostra politica, le nostre lotte quotidiane e il nostro modo di vivere. Spero che anche il cinema di evasione acquisirà rilevanza. Di sicuro non abbandoneremo la tradizione delle canzoni e delle danze, ma tutto il resto diventerà più significativo. Sta già iniziando ad essere più realistico. E mi auguro di realizzare i progetti che ho in mente.
d) quali sono i registi (a parte lei) coinvolti in questo rinnovamento?
Kashyap: Ci sono Vishal Bhardwaj, Aamir Khan, Rajkumar Hirani, Rakeysh Omprakash Mehra, Dibakar Banerjee, Nishikant Kamat, Navdeep Singh, Shimit Amin, Shriram Raghavan e molti altri.
e) dobbiamo aspettarci un'invasione del cinema in lingua hindi? Una nuova era in cui il cinema indiano dominerà il mondo rimpiazzando Hollywood?
Kashyap: Sì, l'ho sempre creduto. Il resto del mondo ha esaurito i soggetti e le storie da raccontare, mentre noi stiamo ancora esplorando.
2 - Potrebbe raccontarci qualcosa della sua collaborazione col grande regista Ram Gopal Varma?
Kashyap: Ho scritto tre film per lui: Satya, Kaun e Shool. Varma ha ispirato la nostra intera nuova generazione di registi. Ho imparato ciò che dovevo imparare lavorando alla sceneggiatura di Satya.
3 - Lei ha scritturato due attori di grande talento: Kay Kay Menon e Abhay Deol. Cosa può raccontarci di loro?
Kashyap: Sono le due star con cui ho lavorato. Mentre Kay Kay sceglie i ruoli più stimolanti, Abhay sceglie le pellicole più stimolanti. Ci sono molti altri grandi attori - non star - con cui ho regolarmente collaborato, come Aditya Srivastava, Vijay Maurya, Deepak Dobriyal, Mahi Gill (che vedrete sia in Dev D che in Gulaal) e Kalki Koechlin.
4 - Delhi-6, diretto da Rakeysh Omprakash Mehra, sarà il terzo lungometraggio hindi presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema. Cosa pensa del lavoro di Mehra? Alcuni hanno riscontrato delle similarità fra Aks e No smoking. Lei ha forse tratto ispirazione da Aks?
Kashyap: Non direi che Aks mi abbia influenzato, perchè in principio fui persino coinvolto in quel progetto. Comunque ho una grandissima opinione di Mehra, sia come regista che come persona, sia da un punto di vista sociale che intellettuale. Ho un'altissima considerazione dei suoi film, soprattutto di Delhi-6 che è il mio preferito.
5 - Aamir Khan è considerato una superstar hindi non convenzionale. Le piacerebbe lavorare con lui? E se sì, perché?
Kashyap: Ci tengo a lavorare con lui, e spero di riuscirci in Bombay velvet. Aamir è un uomo coraggioso che ha davvero cambiato la maniera in cui il pubblico indiano guarda al nostro cinema, e lo ha fatto semplicemente interpretando e sostenendo fino in fondo le sue pellicole.
6 - Guarda spesso film indiani non in lingua hindi? Se sì, potrebbe consigliarci dei titoli?
Kashyap: Sì, lo faccio quando ne vengo a conoscenza. Recentemente ho visto Subramaniapuram, un'ottima pellicola tamil, e molti film del nuovo cinema in lingua marathi, cinema che sta vivendo un periodo di grande rinascita.
7 - Ritiene che il cinema indiano non in lingua hindi possa provocare lo stesso impatto sul pubblico occidentale del cinema hindi?
Kashyap: Sì, se ottiene la stessa visibilità. A volte penso che il cinema non hindi abbia maggior potenzialità e maggior coraggio di quello hindi.
Ringrazio infinitamente Anurag Kashyap per la disponibilità ed affabilità.
(Grazie ad Aline per l'idea e per la traduzione in inglese delle mie domande. Aline ha pubblicato l'intervista anche nel suo blog. Grazie a Diana).
Vedi anche:
- Anurag Kashyap sul red carpet alla Mostra del Cinema di Venezia 2009, 3 settembre 2009
- Anurag Kashyap e Kalki Koechlin alla Mostra del Cinema di Venezia 2010, 11 settembre 2010
- Cinema. Festa Internazionale di Roma 2007, 18 novembre 2021
- fotografie della Mostra del Cinema di Venezia 2009: clicca l'argomento FEST 2009 nella sezione Photo Gallery
ARGOMENTI:
AU CINEMA HINDI,
FEST 2009,
FEST VENEZIA,
INIT FESTIVAL,
INIT REGISTI IN ITALIA,
R ANURAG KASHYAP,
V INTERVISTE ESCLUSIVE
25 luglio 2009
SANJAY LEELA BHANSALI
Ho pensato a lungo a come presentare questo straordinario regista, ai suoi meriti oggettivi, ai motivi che ne fanno un grande del cinema indiano.Sanjay Leela Bhansali è nato il 24 febbraio 1965 a Mumbai. A 44 anni ha diretto 5 film, che hanno collezionato una valanga di premi: due prestigiosi National Film Awards, otto Filmfare Awards, sei Zee Cine Awards, sei Star Screen Awards, cinque IIFA Awards, quattro Bollywood Cine Awards e uno Stardust Award.
Le ragioni del suo successo non mancano.
Bhansali ha iniziato la sua carriera come assistente di Vidhu Vinod Chopra (Parinda, Mission Kashmir) ma presto si è reso indipendente dirigendo il suo primo film, Khamoshi: The Musical. Questo esordio non è un successo di pubblico ma ottiene il plauso della critica e, in esso, si intuiscono le potenzialità di Bhansali. Potenzialità che si esprimeranno pienamente nei suoi lavori successivi e che ne faranno il regista che è oggi. Bhansali si distingue, nel panorama del cinema indiano, anzi mondiale, per la raffinatezza delle sue immagini, la cura dei dettagli, la grandiosità e la ricchezza dei colori. Non c’è niente di casuale nelle sue inquadrature, ogni cono di luce, ogni passo di danza sono studiati perché un gesto diventi Arte. Bhansali mostra una fiducia totale nella forza della bellezza e confeziona pellicole la cui potenza visiva è universalmente riconosciuta. L’impatto estetico dei suoi film è impossibile da ignorare. Sanjay Leela Bhansali possiede sia i mezzi, le capacità tecniche, che l’idea, il genio. E’ un perfezionista ed un esteta, ma non solo. E’ un uomo che crede profondamente nel Cinema, la settima arte, e ad esso affida il suo messaggio.
Ci sono tante ragioni oggettive per apprezzare Sanjay Leela Bhansali, almeno quanti sono i meriti dei suoi film, ma nei suoi lavori c’è qualcosa che va al di là della maestria tecnica. Qualcosa di più difficile da spiegare perché ha una base irrazionale. Davanti alle sue opere si rimane ammaliati, sedotti, indifesi, commossi, conquistati per sempre da una bellezza che colma gli occhi e si insinua sotto la pelle ed ancora più profondamente.
Tutta quella bellezza, la perfezione di un padre sordo che danza con sua figlia, di una ragazza che corre verso un cancello che sta per essere chiuso, di un signore anziano accanto ad una giovane donna sotto una nevicata improvvisa, di due innamorati su un ponte sull’acqua, tutta quella bellezza è una promessa.
FILMOGRAFIA:
KHAMOSHI: THE MUSICAL
Del 1996, è la storia di una ragazza, Annie, interpretata da Manisha Koirala (Dil Se), i cui genitori sono entrambi sordomuti. Annie è costretta, a causa della menomazione del padre e della madre, ad assumersi le responsabilità di un’adulta rinunciando, inizialmente, a parte della propria infanzia e poi alla propria indipendenza, fino all’incontro con Raj (Salman Khan). Raj si innamorerà di lei cambiandole la vita. I genitori di Annie sono interpretati dalla brava Seema Biswas (Bhoot, Water) e dal grandissimo, da non perdere, Nana Patekar (Parinda, Shakti-The Power).
I soliti detrattori hanno insinuato che il regista si sia ispirato (abbia copiato) ad una pellicola tedesca, Jenseits der Stille (Al di là del silenzio), che è stata candidata agli Oscar nella sezione Miglior Film in Lingua Straniera e che tratta effettivamente del medesimo tema, ma che è stata distribuita anch’essa nel 1996.
Il mio giudizio: *** 3/5
HUM DIL DE CHUKE SANAM
Del 1999, è tratto dal romanzo Na Hanyate di Maitrevi Devi, pubblicato anche in Italia da Edizioni Biografiche con il titolo: Na hanyate. Ciò che non muore mai.
E’ ambientato nel Gujarat, nella regione del Thar Desert, un’area desertica che si estende a nord-ovest dell’India. Narra la storia d’amore tra un promettente studente di musica, Sameer (Salman Khan), e la figlia del suo maestro, Nandini (Aishwarya Rai). Amore contrastato dai genitori di Nandini che hanno già scelto per lei, come marito, Vanraj (Ajay Devgan). Il film, apprezzato da critica e pubblico, anche overseas, si è aggiudicato diversi premi. A parte il primo tempo, in cui si riconosce la mano di Bhansali, con un inizio omaggio alla splendida Aishwarya nella canzone Man Mohini, e con la notevole colonna sonora, che è valsa a Ismail Darbar il premio Best Music Direction ai National Film Awards del 2000, il film decisamente non è all’altezza di altri lavori. Noioso, antiquato nel tema e retorico nello sviluppo, persino poco curato soprattutto nel secondo tempo (difficile credere che la storia si svolga in Italia quando le riprese sono avvenute a Budapest), Hum Dil De Chuke Sanam sembra quasi un incidente di percorso.
Da vedere, in ogni caso, il numero di danza Nimbooda: chiunque, grandi e piccini, a Mumbai e non solo, saprà intonarvi ed accennare qualche passo di questa famosissima canzone.
Il mio giudizio: ** 2/5
DEVDAS
Devdas è un classico della letteratura indiana. Scritto nel 1901 da Sharat Chandra Chattopadhyay, narra le vicende di Devdas, figlio di una ricca famiglia di bramini, e di Paro, di casta più modesta: vicini di casa, amici d’infanzia, teneri ed appassionati innamorati. Devdas ha subito molti adattamenti cinematografici, tra cui uno, apprezzatissimo, del 1955, interpretato da Dilip Kumar. Quando uscì la versione di Sanjay Leela Bhansali si trattò del film più costoso, fino a quel momento, della storia del cinema indiano. Presentato al Festival del Cinema di Cannes nel 2002, oltre ad aver vinto numerosissimi premi, ha rappresentato l’India agli Oscar losangelini, ed ha ottenuto un grande successo di pubblico. Dipinto nei toni caldi del rosso, Devdas di Bhansali è un capolavoro. Eccezionale nella realizzazione, ogni fotogramma di questo film clamoroso è un’opera d’arte. Appassionato, malinconico, sensibile, straziante, la bellezza di questo Devdas lascia senza parole ed è impossibile da descrivere. Lo sviluppo della storia è perfetto, le interpretazioni dei tre protagonisti Shahrukh Khan, Aishwarya Rai e Madhuri Dixit sono magistrali.
Shahrukh Khan è Devdas, Aishwarya Rai è Paro, Madhuri Dixit è Chandramukhi: nessuno potrà più immaginare i volti di questi tre personaggi diversi da quelli dei tre magnifici attori che li hanno impersonati per Bhansali.
Notevole la colonna sonora: da Bairi Piya a Maar Dala e Dola Re Dola, per citare solo alcune delle celeberrime canzoni in cui la bravura di Aishwarya Rai e Madhuri Dixit è esaltata a livelli altissimi.
DA VEDERE e rivedere, rivedere, rivedere e rivedere.
Il mio giudizio: ***** 5/5
BLACK
Del 2005, Black è ispirato a The Miracle Worker (Anna dei Miracoli), un film del 1962 di Arthur Penn, adattamento cinematografico dell’autobiografia del 1903 di Hellen Keller, The Story of my life. In The Miracle Worker si racconta di una bambina sordomuta e cieca dalla nascita, chiusa in un isolamento obbligato, che ritorna alla vita grazie all’intervento di un'insegnante, illuminata e caparbia, che trova la chiave d’accesso al mondo della piccola. Bhansali riprende la stessa storia ma da un punto di vista diverso: Michelle McNally, Rani Mukerji (Hum Tum, Laaga Chunari Mein Daag) in un’indimenticabile prova d'attrice, è adulta e il suo ex insegnante, un uomo, Debraj Sahai, interpretato da Amitabh Bachchan (tutti in piedi, per favore), è invecchiato e soffre di Alzheimer. La loro relazione è raccontata in un alternarsi di scene al presente e flashback.
Black, oltre agli altri numerosi premi, ha vinto il Best Feature Film in Hindi Award alla cinquantatreesima edizione dei National Film Awards, e si è aggiudicato undici Filmfare Awards battendo il record precedente di dieci, ottenuto da Devdas e da Dilwale Dulhania Le Jayenge. Il Time Magazine ha inserito Black nella lista dei 10 migliori film del 2005.
Black, il cui colore è ovviamente l'assenza di luce, il nero e il grigio, è un'altra pellicola eccezionale, piena di piccole scene che sono delle perle, pura poesia in immagine. Tutto il cast, tecnico ed artistico, è da applausi. Ayesha Kapur, la piccola Michelle, è impressionante, Dhritiman Chaterji, Shernaz Patel e Nandana Sen, i genitori e la sorella di Michelle, sono bravissimi. Amitabh Bachchan immenso.
DA VEDERE e rivedere, rivedere, rivedere e rivedere.
Il mio giudizio: ***** 5/5
SAAWARIYA
Del 2007, Saawariya è il più controverso dei film di Bhansali e quello che ha avuto meno successo. E' considerato praticamente un flop, noioso, artificioso e poco coinvolgente. Si sono salvati dalle critiche solo i due protagonisti al loro esordio: Ranbir Kapoor, figlio di Rishi Kapoor e Neetu Singh (scusate se è poco) e la splendida Sonam Kapoor, figlia di Anil Kapoor (tanto per non essere da meno).
Saawariya è ispirato a Le Notti Bianche di Fedor Dostoevskij ed è per me il film più maturo del grande regista. La storia prende vita di notte, nei vicoli di una città sull'acqua. Le scenografie si tingono di blu. Le pagine del libro diventano immagini. Sanjay Leela Bhansali sa rappresentare uno stato d'animo, la fuggevolezza di un pensiero, gesti che di giorno sono inconsistenti ma di notte diventano ossessione. Restituisce Dostoevskij come nessuno avrebbe mai potuto immaginare, dando forma ad una riflessione, catturando sulla pellicola un'idea.
Ottime le partecipazioni di Rani Mukerji e Salman Khan. Una menzione speciale per l'irresistibile Zohra Segal (Neecha Nagar, The Courtesans of Bombay). Belle le musiche la cui direzione è affidata a Mothy Sharma e allo stesso Sanjay Leela Bhansali. Coprodotto dalla Sony Picture Entertainment, il dvd di Saawariya è disponibile anche in Italia, in lingua originale con i sottotitoli in italiano.
DA VEDERE.
il mio giudizio: ***** 5/5
Nel 2010 Guzaarish è un passo falso per Bhansali
Ecco la mia recensione qui.
Nel 2013 esce Goliyon Ki Raasleela Ram-Leela, rivisitazione del Maestro di Romeo e Giulietta, interpretato da Ranveer Singh e Deepika Padukone, che non convince fino in fondo.
Nel 2015 esce Bajirao Mastani, meraviglioso film con Deepika Padukone, Priyanka Chopra e Ranveer Singh, che narra le vicende di Bajirao I, in cui Sanjay Leela Bhansali torna allo splendore delle sue migliori pellicole.
CURIOSITA'
- Sanjay Leela Bhansali ha dedicato tutti i suoi film al padre deceduto.
- Nel 2008, al Festival del Cinema dei Due Mondi di Spoleto è stata presentata una retrospettiva dedicata al grande regista. Sanjay Leela Bhansali è intervenuto all'evento. (Qui l'area del sito del Festival dedicata a Bhansali).
- L'ultimo film di Sanjay Leela Bhansali è Guzaarish, con Hrithik Roshan e Aishwarya Rai.
Il sito ufficiale di Sanjay Leela Bhansali
23 aprile 2009
YASH CHOPRA

Produttore e regista divenuto ormai un’istituzione, fondatore della Yash Raj, la prima casa di produzione in India, organizzatore e supervisore che può vantare una carriera di oltre 50 anni. Un biglietto da visita che ha in sé dell’incredibile. Se aggiungiamo che ha assistito ad ogni passo suo figlio Aditya nella realizzazione del più grande blockbuster della storia del cinema, Dilwale Dulhania Le Jayenge, le cose si complicano ancora di più.
Al di là di ogni merito o critica, Yash Chopra è principalmente un grande personaggio. Nel corso di una carriera stabile e longeva ha introdotto nuovi canoni mettendo in comunicazione l’India con l’occidente e riuscendo a fondere il tradizionalismo più retorico con il sogno, la dinamicità e l’immaginazione. Da subito risulta ben chiaro che a Yash non piacciono le mezze misure: tutto viene portato agli estremi. Il suo modo di fare cinema può piacere o meno ma non si può non riconoscere che i suoi prodotti siano dei sempreverdi, o, come vuole il motto della casa di produzione, Films Forever.
Dopo essere stato per alcuni anni aiuto-regista a fianco del fratello Baldev Raj, Yash inizia la sua carriera girando il primo film, Dhool Ka Phool, nel 1959. Qualche anno dopo vede materializzarsi il sogno di una sua casa di produzione, inaugurata con l’uscita di Daag, con Sharmila Tagore, Rakhee Gulzar e Rajesh Khanna, seguito poi nel 1975 dal famosissimo film d’azione Deewaar, interpretato da un indimenticabile Amitabh Bachachan. La Yash Raj, incentrata sulla sua personalità tuttofare e potenziata da altri giovani talenti, inizia ad imporsi in maniera definitiva grazie ad alcuni grandi successi commerciali, e diventa rapidamente l’azienda di punta nel panorama di Mumbai.
MULTI-STARRER MOVIES
Da subito Yash Chopra dimostra di non sapersi accontentare nemmeno nella scelta del cast (perché selezionare un solo protagonista quando se ne possono avere per lo meno quattro?), ed ecco che con lui nascono i cosiddetti multi-starrer movies, cioè film in cui anche cinque-sei attori famosissimi vengono scritturati per lo stesso titolo in ruoli diversi ma, spesso, ugualmente importanti. Il primo della lista è stato Waqt, girato nel 1965, ma uno dei più celebri è forse il triste Kabhi Kabhie, dramma familiare che coinvolge due generazioni e scomoda una quantità notevole di attori d’eccellenza: Amitabh Bachchan, Rakhee Gulzar, Shashi Kapoor, Neetu Singh e Rishi Kapoor.
PAESAGGI DA SOGNO E DIE HARD ROMANCE
Nei film di Yash c’è sempre di tutto: brani musicali curati, sentimenti estremi, trame che si intrecciano e si strecciano continuamente, dramma, melodramma, giochi di citazioni, sogni, bellezza e romance.
La natura assume un ruolo importantissimo nella rappresentazione dei brani musicali, dalle cime innevate della Svizzera in Daar e Chandni, ai campi di tulipani di Silsila, dagli incantati tramonti rajastani di Lamhe, ai prati in fiore di Veer Zaara. Saree trasparenti accarezzati dal vento, languidi sguardi e indimenticabili abbracci: la celebrazione del romanticismo più puro è un principio intoccabile.
La natura assume un ruolo importantissimo nella rappresentazione dei brani musicali, dalle cime innevate della Svizzera in Daar e Chandni, ai campi di tulipani di Silsila, dagli incantati tramonti rajastani di Lamhe, ai prati in fiore di Veer Zaara. Saree trasparenti accarezzati dal vento, languidi sguardi e indimenticabili abbracci: la celebrazione del romanticismo più puro è un principio intoccabile.
Quando per motivi politici in Kashmir divenne difficile poter effettuare le riprese, Yash Chopra pensò di trasferirsi in Svizzera con tutto il suo team: il paesaggio alpino ricordava l’Himalaya, e i prati in fiore, le baite e i ruscelli creavano una cornice ideale per sequenze oniriche e love songs. Il sogno ad occhi aperti di Rishi Kapoor in Chandni, in cui immagina Sridevi ballare a piedi nudi sull'erba, ha scatenato un vero fenomeno di costume: da quel momento in poi tornare e ri-tornare in Svizzera fu inevitabile. Chi non conosce il cinema indiano difficilmente potrà capire come una sequenza di pochi minuti riesca ad imporsi in maniera indelebile nel cuore della gente; per valutare l’entità del fenomeno basti pensare che il lago inquadrato nelle scene oggi è stato ribattezzato Yash Chopra Lake, ed è diventato un'importante meta turistica per famiglie indiane in viaggio in Europa. Quando nel 2007, durante la presentazione dei Filmfare Awards, ben sedici anni dopo l'uscita del film, Sridevi tornò ad indossare l’abito bianco luccicante di Chandni, quasi nessuno la notte riuscì a chiudere occhio, e il mattino seguente i giornali non parlarono d’altro.
Ma in realtà la Svizzera era stata già notata da qualcun altro prima di Chopra. Raj Kapoor l’aveva scelta insieme alla Francia e all’Italia (sì, ci siamo anche noi...) per girare le riprese del suo ambizioso film Sangam nel 1964. Anticipatore fino ai limiti della preveggenza e sempre pronto a sperimentare, Kapoor è stato per tutti fonte d’ispirazione. Impossibile non ritrovare un pizzico di Raj Kapoor anche nelle visioni celestiali contenute nei classici di Yash.
Per il suo contributo allo sviluppo del turismo indiano nell’overland bernese, Yash Chopra ha addirittura ricevuto la cittadinanza onoraria; immortalata in scene di sublime bellezza, la Svizzera rappresenta il paradiso ideale e la natura perfetta, un’oasi di silenzio e colore che tutti gli indiani sognano, almeno una volta nella vita, di visitare.
COME CREARE PERSONAGGI MEMORABILI
Con Deewaar e Kaala Patthar Yash Chopra regala ad Amitabh Bachchan due film che definiranno per sempre uno dei suoi personaggi più famosi: Vijay, l’uomo inquieto e coraggioso, più tardi riconosciuto e celebrato con il titolo di “angry young man”. La superba presenza di Bachchan ha sicuramente garantito ai due titoli una riuscita impeccabile, ma il merito di Yash è stato saper individuare ciò che serve all’attore per dare libero sfogo al proprio talento, esplorando a fondo le sue potenzialità, sorprendendo il pubblico e... perché no? scatenando una nuova moda.
Il regista ha saputo riconoscere in anticipo i talenti destinati a diventare future star, valorizzando al massimo le doti artistiche ed estetiche dei suoi attori. Sridevi è divenuta grazie a Chandni e a Lamhe un autentico sex symbol, e Shahrukh Khan ha ottenuto molti dei suoi più grandi successi lavorando per la Yash Raj.
Rekha in Silsila ha avuto per le mani un personaggio formidabile che ha fissato in lei l’immagine dell’amante per eccellenza, la donna misteriosa e conturbante, bella come una statua ma irrimediabilmente sfortunata. Il film negli anni ’80 ripropose sul grande schermo il chiacchierato love triangle Jaya-Amitabh-Rekha, i primi due marito e moglie nel film e nella vita reale, la terza avvenente da far paura, seria minaccia per la stabilità della coppia. Creando uno strano contrasto finzione-gossip-presunta realtà, Silsila ha spiazzato e incuriosito intere folle di spettatori, lasciando loro addosso più di un dubbio su quali siano stati veramente i limiti del film. Dove si ferma la realtà, dove inizia la finzione?
TIRANDO LE SOMME…
I film di Yash Chopra possono essere pesanti, ripetitivi, prevedibili, ridondanti, noiosi, ma la verità è che non si può fare a meno di conoscerli perché tutto ciò che ritroviamo oggi nel cinema indiano deriva un po’ anche dal lavoro di Yash. Da sottolineare che l’affermato regista Karan Johar si è ispirato alle pellicole di Chopra per la loro classicità, completezza e perfezione estetica, riadattando la formula del multi-starrer movie ad una nuova sensibilità moderna.Il regista è scomparso all'improvviso il 21 ottobre 2012 dopo aver contratto l'infezione dengue, pochi giorni prima dell'uscita nelle sale del suo ultimo lavoro Jab Tak Hai Jaan.
Tra i miei preferiti: Deewaar, Darr, Chandni, Dil to Pagal Hai, Kaala Patthar, Silsila, Lamhe, Kabhie Kabhie.
Tra i dimenticabili: Daag, Parampara, Joshila.
Qualche brutta abitudine di Yash Chopra:
- Forzare più del necessario alcune scene (gran parte del processo di Veer Zaara ne è un esempio calzante) così come alcuni colpi di sonno improvvisi o dialoghi che scivolano nel patetico (vedi i drammoni sul genere di Daag).
- Affiancare ad alcuni bei titoli la consueta tagline: una frase in inglese semplice e vaga, che appesantisce e risulta una parentesi esplicativa non necessaria. Alcuni esempi: Daag - poem of love; Darr – violent love story; Veer Zaara – a love legend; Kabhi Kabhie – love is life; Lamhe – moments of passion, ecstasy and love; Silsila – love is faith and faith is forever; Dil to Pagal Hai – someone, somewhere is made for you.
Lista completa dei film da lui girati o prodotti: clicca qui.
Visita il SITO UFFICIALE della casa di produzione Yash Raj per curiosare fra titoli, trailers e gallerie fotografiche.
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